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sul secondario btp in calo e spread in crescita

Btp: l'asta va meglio che a novembre ma non basta

creato da Luca Spoldi ultima modifica 30/12/2011 09:35

Rendimenti in calo rispetto ai picchi di un mese fa ma il Tesoro colloca poco più di 7 miliardi contro gli 8,5 miliardi massimi previsti. Operatori ancora prudenti

Come lasciava presagire l’andamento del Btp decennale benchmark sul secondario l’asta dei titoli di stato a lungo termine con 7,017 miliardi emessi stamane a fronte di una forchetta indicativa di 5-8,5 miliardi ha registrato risultati migliori di quelli visti un mese fa ma non ottiene un particolare successo come invece registrato da quella di ieri di Bot e Ctz.

A fronte di 2,538 miliardi di euro collocati (contro una richiesta di 3,462 miliardi che ha portato a un cover/bid ratio di 1,364 volte in calo dall’1,502 precedente) il Btp scadenza 2014 ha registrato un rendimento lordo del 5,62% rispetto al 7,89% toccato un mese fa, mentre il Btp scadenza 2022, emesso per 2,5 miliardi (il massimo previsto) a fronte di richieste per 3,391 miliardi (bid/cover ratio di 1,357 volte dal precedente di 1,335 volte), ha registrato un tasso del 6,979% (rispetto al 7,56% di fine novembre) appena inferiore alla soglia critica del 7% che molti istituzionali sembrano continuare a richiedere per sottoscrivere i titoli del Tesoro italiano.  Il Btp scadenza 2021 è stato assegnato per 1,176 miliardi ad un rendimento lordo del 6,70%, mentre il CctEu scadenza 2018 è stato collocata per 803 milioni con un rendimento del 7,42%, rispetto al 4,52% dell’ultima asta (di agosto).

Nel complesso un piccolo segnale positivo, dunque, ancora una volta più marcato per le scadenze più corte quasi a sottolineare che forse il peggio è se non alle spalle già presente nei prezzi attuali, mentre i tassi sulle scadenze più lunghe restano a livelli non sostenibili se dovessero permanere per molti altri mesi. Il che rende a giudizio di molti operatori il 2012 (anno in cui il Tesoro dovrà emettere non meno di 450 miliardi di euro di nuovi titoli di stato) l’anno chiave per capire se l’Italia ce la farà a restare nell’euro e a evitare il default o se le ripetute manovre varate in questi ultimi mesi non basteranno a convincere i mercati della ritrovata “virtù” del debitore italiano.

Per intanto la prima reazione del mercato secondario è improntata ad un’estrema cautela, tanto che il rendimento del decennale guida sale al 7,113% mentre lo spread coi Bund tedeschi allarga a 523 punti base. Livelli su cui incide pesantemente la quasi totale assenza di scambi dovuta all’attività tipica della fine dell’anno, ma che se dovessero permanere anche in gennaio indicherebbero che gli investitori non hanno per ora modificato in alcun modo la propria avversione per il rischio né la percezione in merito alla rischiosità dei titoli italiani.

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Commenta 29 dicembre 2011 13:05
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