il mezzogiorno rischia di più
Cerved: prestiti in sofferenza in crescita quest'anno e il prossimo
Secondo lo scenario più probabile saranno almeno 16 mila le imprese ad avere difficoltà nella gestione dell'indebitamento bancario
Secondo le previsioni più aggiornate di Cerved Group (quelle dell’Eba risalgono allo scorso marzo) il 2011 si chiuderà con una crescita del Pil debole (+0,7%), cui seguirà un ulteriore rallentamento nel 2012 (+0,3%). In base a tale scenario (che è migliore al momento di quello Ocse, che invece parla di una crescita negativa dello 0,3% per il Pil italiano nel 2012) e dei dati relativi alle sofferenze delle imprese verso il sistema bancario, che “indicano chiaramente che le aziende si sono indebolite e che gli effetti della crisi non si sono esauriti quando la congiuntura ha invertito la rotta”, il Cerved prevede che il numero di prestiti in sofferenza supererà le 16 mila unità sia nel 2011 che nel 2012, un valore di oltre il 50% superiore rispetto a quello che si osservava prima della crisi (poco meno di 10 mila nel 2007).
Se poi si verificasse lo scenario peggiore dell’Eba (che però è fermo ai dati di fine marzo e pertanto è meno negativo del quadro offerto dalla recente analisi dell’Ocse), che prevede una lieve contrazione del Pil già quest’anno (-0,1%) e più decisa nel 2012 (-1%) “in presenza di tassi Euribor in crescita dal 2,8% al 3,1%”, il rischio delle imprese italiane aumenterebbe considerevolmente e si potrebbe assistere, tra il 2011 e il 2012, ad oltre 34 mila default di imprese tricolori, il 5,4% in più rispetto allo scenario “base” del Cerved.
Secondo lo scenario più probabile al momento della redazione del rapporto del Cerved, nel 2012 si amplierà il differenziale tra i macrosettori più solidi come agricoltura e industria e quelli più fragili quali le costruzioni e il terziario; territorialmente dopo la crisi del 2008 - 2009 il rischio di insolvenza è cresciuto in tutto il Paese, specie “nelle regioni e nelle aree con la maggiore presenza di imprese con vocazione Internazionale”.
Per il futuro tuttavia il Cerved prevede che le prospettive “saranno meno negative nel Nord”, in cui sono più presenti imprese esportatrici, mentre nel Centro‐Sud “si prevede invece un deterioramento tra 2010 e 2012, con il rischio che raggiungerà livelli allarmanti in diverse regioni del Mezzogiorno”.


