Divorzio Eni-Snam: cosa ci guadagnano gli investitori
Il governo ha ufficializzato la separazione dell’utility dal cane a sei zampe, ma si è preso sei mesi di tempo per studiare l’operazione che si completerà probabilmente...
Il divorzio si farà. Eni si prepara a dire addio a Snam Rete Gas. Per sempre e, molto probabilmente, senza rimpianti. Dalla storica separazione, stabilita dal decreto del governo Monti sulle liberalizzazioni, il colosso italiano degli idrocraburi ha molto da guadagnare, innanzitutto in termini di deconsolidamento del debito. Anche gli azionisti sorrideranno? Vedremo: l'ad Paolo Scaroni ha fatto capire che i risparmi saranno reinvestiti nella divisione Esplorazione & Produzione (E&P), ma indiscutibilmente si aprono spazi per un dividendo più corposo. In questa chiave per Snam Rg potrebbe valere il discorso opposto, ossia alla controllata delle reti verrà a mancare il sostegno dalla casa madre. Allo stesso tempo però per l'utility si aprono opportunità in termini di acquisizioni, con minori rischi di restare imbrigliata nei veti degli antitrust. Nel frattempo il mercato sconta un iter giudicato troppo lungo e incerto, poiché il governo si è preso sei mesi di tempo per studiare l'operazione, mentre il processo che porterà alla separazione si completerà nell'arco dei successivi due anni.
“A livello societario la decisione del governo non implica vantaggi immediati per Eni o per Snam”, suggerisce Alberto Chiadetti, gestore del FF Italy Fund di Fidelity Worldwide Investment. I tempi lunghi dell'operazione indicano “che una positiva conclusione di questa operazione si compirà all’incirca verso la metà del 2014”, spiega Thierry Bortslap, Senior Fund manager dei fondi energy di Dexia Asset management. “Vero è che gli azionisti di Eni hanno già avuto un acconto sull’esito positivo dell’operazione con un apprezzamento dell’azioni del 7% dall'inizio di quest'anno, sovraperformando il più diversificato indice energetico del 5%. Ridurre la partecipazione in Snam consentirà a Eni di deconsolidare un debito di 11 miliardi euro, riducendo immediatamente il proprio indebitamento netto. Inoltre, con il ricavato della vendita della propria partecipazione in Snam, Eni migliorerà ulteriormente il proprio bilancio e potrà guardare a nuove opportunità di crescita.
“Gli investitori” prosegue Bortslap “sicuramente apprezzeranno la focalizzazione sul core business e il più elevato ritorno sul capitale ad esso associato. Eni può reinvestire i proventi della vendita in attività di esplorazione, dove ha recentemente archiviato significativi successi con grandi scoperte nel Mare di Barents, in Mozambico e nel Golfo del Messico. Eni è sulla strada giusta e pensiamo che ulteriori successi nell’esplorazione in altre aree quali l'Angola e il Ghana, saranno un importante driver per il re-rating del prezzo delle azioni. L’attuale valutazione di Eni è chiaramente inferiore rispetto alla somma delle singole parti, che includono anche le partecipazioni nella società energetica portoghese Galp e nel fornitore di servizi Saipem”.
Quanto a Snam Rg, secondo Chiadetti di Fidelity “operando in un mercato regolato, non subisce impatti diretti sulla propria attività. Un minimo rischio potrebbe invece nascere dal fatto che la separazione totale dal gruppo Eni potrebbe comportare un aumento del costo del finanziamento. Nel medio-lungo periodo potrebbero invece risultare favoriti eventuali competitor di Eni che avessero le carte in regola per conquistare quote di mercato nella vendita di gas in italia. Questo dipenderà tuttavia da molti fattori, fra cui lo sviluppo anche al di fuori dell'Italia e dell'Europa di un mercato per il trasporto del gas che sia realmente trasparente e accessibile”. Entrambi i gestori interpellati da SOLDI sottolinenano in ogni caso l'opportunità della mossa intrapresa dal governo italiano. “La separazione societaria tra Eni e Snam segue l'invito della Ue a tutti gli Stati membri affinché siano create le condizioni per una maggiore liberalizzazione del mercato del gas”, spiega Chiadetti. “In molti Paesi europei la separazione fra le società che curano il trasporto del gas e quelle che lo vendono avverrà solo a livello funzionale, mentre il governo italiano ha deciso in favore dello scorporo societario al fine di intervenire in maniera forte a favore dello sviluppo di un mercato maggiormente aperto, e quindi piu' concorrenziale. Ciò dovrebbe favorire lo sviluppo in Italia di un mercato dell'energia più aperto e con prezzi maggiormente competitivi e allineati al resto d'Europa”.
Dexia AM ricorda come Eni e Snam siano stati ripetutamente accusati di limitare la concorrenza. “Dare a tutti gli operatori uguale accesso ai gasdotti di Snam dovrebbe allineare i prezzi del gas italiano con gli inferiori livelli della media europea”, osserva Bortslap. “Di questa situazione dovrebbe sicuramente beneficiare l'intera economia italiana, stimolando il posizionamento competitivo delle industrie ad alta intensità energetica e riducendo la bolletta energetica dei consumatori italiani. La domanda però è se e quando questi effetti positivi per i consumatori di gas si manifesteranno. Altri esempi di liberalizzazione dei mercati dell'energia in Europa hanno dimostrato che gli effetti desiderati non sempre sono stati ottenuti”.
I VOSTRI SOLDI
I gestori bendicono la separazione proprietaria tra Eni e Snam decisa dal governo italiano. Fidelity e Dexia AM, interpellati da Soldi, individuano come unici fattori d'incertezza i tempi lunghi dell'operazione. Ridurre la partecipazione in Snam consentirà a Eni di deconsolidare un debito di 11 miliardi euro, ricorda Dexia AM. Il ricavato della vendita favorirà gli investimenti del Cane a sei zampe nell'esplorazione e ciò condurrà al re-rating del titolo, che oggi è sottovalutato. Nel frattempo, sulle attese dell'operazione, Eni è già salito del 7% sovraperformando il settore. Quanto a Snam, secondo Fidelity, operando in un mercato regolato non subirà impatti diretti sulla propria attività, anche se potrebbe fare i conti con un aumento del costo del finanziamento.


