Eurozona: S&P prende di mira i principali gruppi assicurativi
L'agenzia di rating statunitense ha messo in creditwatch negativo i maggiori gruppi assicurativi dell'Eurozona. Moody's boccia il vertice Ue.
S&P e Moody's non mollano la presa sull'Europa.
Dopo aver messo sotto revisione il rating a tripla A dell'intera Eurolandia, oltre che, nello specifico, di 15 paesi membri, tra cui Francia e Germania, ora i riflettori di S&P sono puntati sui principali gruppi assicurativi.
Anche le italiane coinvolte: Generali , Unipol e Cattolica. Ma la lista dei gruppi finiti sotto la lente di Standard & Poor's s è assai più lunga: Allianz, Aviva, Axa, Group Caisse Centrale de Reassurance, Cnp, Irish Public, Nacional de Reaseguros, Pozavarovalnica Sava, RSA Ireland e Triglav.
"La decisione, recita una nota dell'agenzie, è stata presa in seguito al creditwatch negativo del 5 dicembre che ha interessato 15 dei 17 membri della zona euro". I rischi di una bocciatura legati a un eventuale downgrade sovrano sono di un notch per Austria, Belgio, Finlandia, Germania, Lussemburgo e Olanda, di due negli altri casi. La tendenza per i rating degli assicurativi nell’eurozona e più in generale nel Vecchio continente rimane negativa.
A rischo anche la tripla dell'Unione europea.
S&P ha messo sotto osservazione negativa il rating massimo per un possibile taglio di giudizio.
Le banche italiane nel mirino di S&P sono Unicredit (più le controllate), Mps, Intesa SanPaolo, Banco Popolare (e le controllate Creberg e Banca Aletti), Ubi Banca e Credem.
Dal canto suo Moody's ha bocciato il summit europeo che si è svolto nei giorni scorsi a Bruxelles e, come conseguenza, rivedrà i giudizi sui paesi dell'Eurozona nei primi mesi de 2012.
La continua assenza di misure decisive nel recente summit, si legge nel comunicato, fa rimanere l'Unione europea soggetta a ulteriori shock e l'area euro sotto continua minaccia".
Pesano sulla decisione le divergenze emerse nel vertice europeo, le poco incisive misure di coordniamento fiscale.
In conclusione, Moody's non scarta l'idea di un peggioramento della situazione e di possibili fallimenti di alcuni Paesi europei.


