non si tratterà comunque di una soluzione immediata alla crisi
Gli eurobond salveranno l'euro?
Mentre la Germania resta ferocemente contraria al ruolo di prestatore di ultima istanza della Bce, qualche spiraglio sembra intravedersi sull'ipotesi eurobond
Eurolandia e l’euro hanno già varcato il punto di non ritorno o sono ancora in grado di salvarsi e nel caso sarà necessario e sufficiente arrivare ad emettere Eurobond per riuscirvi? Come ricordavano stamane gli analisti di Banca Aletti (gruppo Banco Popolare), l’annuncio di ieri della Bce di acquisti effettuati la scorsa settimana per circa 8 miliardi di titoli italiani e spagnoli sul mercato secondario si conferma “al di sotto comunque della presunta soglia dei 20 miliardi” di euro a settimana di cui si è parlato in questi giorni sui mercati e sulla stampa finanziaria europea.
L’ammontare totale del programma, notano gli esperti di Banca Aletti, è ormai arrivato a circa 200 miliardi di euro anche se il programma stesso resta strutturalmente differente dai programmi di “quantitative easing” lanciati della Banca d’Inghilterra e della Federal Reserve, “dato che la Bce riemette titoli del medesimo ammontare che acquista per evitare che questa operazione risulti una monetizzazione del debito dei paesi dell’Eurozona”, ipotesi che fa inorridire tuttora la Germania, da sempre contraria al ruolo di prestatore di ultima istanza di Eurotower.
Qualche maggiore spiraglio sembra invece iniziare a vedersi su un secondo punto “dolente” dei rapporti tra la Germania e gli altri partner europei, quello dell’eventuale emissione di Eurobond comunitari. Finora nettamente contrarie, le autorità tedesche nonostante le ripetute smentite ufficiali appaiono meno ostili all’idea di avviare una trattativa sull’argomento. Trattativa che comunque non si presenta né facile né in grado di portare a un risultato concreto in tempi brevi, visto che probabilmente paesi come Germania o Olanda richiederebbero ulteriori regole e vincoli per i paesi “periferici” come Grecia, Spagna, Italia, Portogallo e Irlanda in cambio di un loro eventuale via libera ad una proposta che finirebbe con l’addossare parte del peso del debito sulle spalle dei paesi più “virtuosi”.
Evitando in cambio, secondo molti, una definitiva implosione dell’intero progetto dell’euro, che invece per alcuni economisti come Nouriel Roubini sarebbe ormai virtualmente inevitabile nell’arco di un paio d’anni al massimo. Il problema sarebbe in questo caso riuscire a trovare soluzioni-ponte per gestire il periodo che separa l'attuale fase di forte volatilità dei mercati dall'emissione dei primi Eurobond e dalla constatazione, in parallelo, dei risultati ottenuti dai singoli governi attraverso la propria opera di correzione dei conti pubblici e di rilancio dell'economia.


