pesano le prospettive macroeconomica più che moody's
Grecia e Portogallo fanno ancora paura agli investitori
Sia il tesoro spagnolo sia quello italiano fanno il pieno nelle rispettive aste di titoli di stato. Mentre per Atene e Lisbona la strada resta in salita
La apparente ritrovata fiducia in alcuni emittenti del Sud Europa come Spagna (5,446 miliardi di euro di titoli a 12 e 18 mesi collocati stamane a tassi in calo) e Italia (6 miliardi di Btp, il massimo previsto, collocati a tassi in discesa) non si trasmette ai titoli di stato greci: nell’asta odierna di titoli a 3 mesi sono stati collocati 1,3 miliardi al tasso medio lordo del 4,61% annuo, di soli tre punti base inferiore a quanto pagato a fine gennaio (4,64%) e con un bid to cover ratio ridottosi a 2,7 volte dalle 2,9 volte precedenti.
Del resto motivi per essere fiduciosi ancora non ce ne sono ancora visto che mentre proseguono le proteste di piazza a fronte del varo di misure che si limiteranno a riavvicinare la Grecia a quanto già previsto nel resto d’Europa in tema di mercato del lavoro, previdenza e pubblico impiego, Atene sta attraversando una recessione che le stesse misure di austerity non potranno che peggiorare, con un Pil crollato del 7% su base annua nel IV trimestre del 2011 come comunicato stamane.
Altrettanto delicata resta la situazione del Portogallo: Lisbona ha infatti annunciato che il Pil negli ultimi tre mesi dell’anno si è contratto dell’1,3% dopo il -0,6% segnato nel terzo trimestre (anche se in questo caso gli economisti si attendevano un dato anche peggiore: -1,5%). Su base annua il calo del Pil portoghese accelera al -2,7% dal -1,8% segnato a fine settembre, con un dato medio per il 2011 in rosso dell’1,5% che azzera il +1,4% segnato nel 2010.
Le misure di austerity varate in cambio degli aiuti internazionali da 78 miliardi di euro sono scattate in larga parte solo da gennaio, sicché anche in questo caso è difficile immaginarsi sorprese positive a breve termine: sembrano queste le preoccupazioni principali degli investitori, più delle mosse di agenzie di rating come Moody’s (che in notatta ha declassato il rating sovrano di mezza Europa, Italia, Spagna e Portogallo comprese), ormai tardive e ampiamente scontate dal mercato.


