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la ristrutturazione dovrà essere volontaria

I fondi hedge provano a far soldi sul "non default" greco

creato da Luca Spoldi ultima modifica 12/01/2012 19:06

Alcuni investitori specializzati in titoli "distressed" avrebbero iniziato ad accumulare posizioni per cercare di spuntare condizioni migliori di quelle scontate dal mercato

Stanno accumulando nuovamente titoli greci, ma non lo fanno perché scommettano sulle capacità di Atene di risollevare quanto prima la sua economia. Secondo l’agenzia Bloomberg, che cita “persone a conoscenza delle transazioni” fondi hedge come Saba Capital Management Lp (guidato dall’ex trader sui crediti di Deutsche Bank, Boaz Weinstein), York Capital Management Lp (fondato da Jamie Dinan) piuttosto che il londinese CapeView Capital Llp punterebbero infatti su un particolare di non poco conto.

Per non essere classificata come “default” la ristrutturazione del debito pubblico greco (per la quale Atene sta cercando di ottenere il via libera ad uno sconto del 50% o più) dovrà essere volontaria e dunque essere accettato dal più ampio numero possibile di bondholder.

Accumulando titoli di stato i fondi hedge potrebbero opporsi a un accordo (al momento ancora da raggiungere, nonostante le trattative siano proseguite fin dal primo annuncio dello scorso ottobre, peraltro senza arrivare ad alcuna conclusione) che penalizzasse troppo gli investitori privati, convincendo il governo greco ad accontentarsi di uno “sconto” minore del previsto.

Non è però detto che si arrivi realmente a uno scontro: molti dei gestori sarebbero infatti pronti a uscire con un discreto profitto se anche solo le quotazioni dei titoli di Atene dovessero leggermente risollevarsi in vista di un possibile accordo di compromesso. Sullo sfondo restano poi la Bce e l’Fmi, che possiedono ormai circa un terzo dei 355 miliardi di euro di bond greci in circolazione secondo le ultime stime disponibili e che in ogni caso sarebbero esenti dall’onere di dover rinunciare al 50% dei capitali, a differenza degli investitori privati, sui quali ricadrebbe per intero un onere attorno ai 155 miliardi di euro.

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