Banche, il complesso mosaico del potere
Montepaschi è alle prese con la riorganizzazione dei vertici: Viola a.d. e via Mussari
Un’impresa ardua aspetta il nuovo timoniere di Mps, Fabrizio Viola. L’ex a.d. di Banca Popolare dell’Emilia Romagna è stato chiamato alla guida di Rocca Salimbeni al posto di Antonio Vigni in un momento particolarmente delicato, complici le pressioni dell’Eba. L’autorità, infatti, ha chiesto all’istituto senese altri 3,2 miliardi di euro di rafforzamento patrimoniale. Nominato ufficialmente lo scorso 12 gennaio, Viola, neodirettore generale e probabilmente prossimo amministratore delegato di Mps, ha esordito assicurando, nel corso della sua prima conferenza stampa, che il piano della banca per seguire le indicazioni dell’Eba “non prevede alcun aumento di capitale”.
Una precisazione dovuta, dopo l’accoglienza tutt’altro che amichevole riservata a Viola dai sindacati, che il giorno della sua nomina sono scesi in piazza per la prima volta dopo 15 anni con bandiere, slogan e un avvertimento: “Non accetteremo nessuna ricetta fallimentare fatta di esuberi, mobilità e precarietà, già vista in altre banche”. Nel mirino dei sindacati anche il presidente della Fondazione Mps, Gabriello Mancini, e quello di Banca Mps, Giuseppe Mussari. “Niente colpi Mancini - vi f a c c i a m o Viola”, si ironizzava in uno dei cartelli portati in corteo dai manifestanti. Intanto Viola si è già messo al lavoro: cda il 19 gennaio per discutere le mosse allo studio sul rafforzamento patrimoniale, invio del documento per l’esame il 20 gennaio alla Banca d’Italia. “Ho potuto verificare che nel nostro bilancio c’è spazio di manovra per colmare il gap patrimoniale, peraltro interamente imputabile alla copertura del rischio collegato ai titoli di Stato”, ha spiegato il direttore generale di Montepaschi. “Al netto di questa voce, il capitale della banca è adeguato e noi stiamo lavorando per rispettare i parametri indicati dall’autorità europea utilizzando la leva del capital management, ottimizzando l’attivo e attuando alcune dismissioni parziali”.
Un approccio apprezzato dai vertici della Fondazione, azionista di riferimento della banca con il 49,16% del capitale e il 50,01% dei diritti. Il cambio del direttore generale, inizialmente previsto alla fine di aprile 2012, è stato deciso proprio a seguito delle richieste dell’Eba, ha spiegato il presidente di Mps, Giuseppe Mussari. Antonio Vigni, il direttore generale uscito a fine anno, guidava l’istituto senese dal 2006, e lavorava all’interno della banca da oltre 40 anni. Ringraziandolo per il suo operato, la Fondazione ha ventilato l’ipotesi di “continuare, anche con nuove modalità, la proficua e stretta collaborazione con Mussari”. Per l’ex d.g. potrebbe dunque aprirsi un futuro da azionista, che renderebbe il suo percorso all’interno dell’istituto opposto a quello compiuto da Mussari, passato dalla presidenza della Fondazione a quella della banca. Ma le novità non finiscono qui.
Lo stesso Mussari - 49 anni, da undici ai vertici del sistema Fondazione-banca Mps - si appresta infatti a lasciare la presidenza di Rocca Salimbeni alla scadenza del suo mandato, il prossimo 30 aprile: “Tornerò a fare l’avvocato, che poi è quello che so fare”, ha spiegato il presidente. Che però ha confermato l’intenzione di non ricandidarsi. Mussari resterà tuttavia alla guida dell’Associazione bancaria italiana fino al luglio del 2012, e molto probabilmente si renderà disponibile anche per il biennio successivo: lo statuto dell’Abi permette infatti l’elezione di un presidente, anche se questo non è espressione di una banca. Per la sostituzione di Mussari ai vertici del terzo istituto di credito italiano è già partito il totonomine: tra i possibili candidati, finora regolarmente smentiti, sono stati citati l’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato e l’ex senatore Ds di Siena Franco Bassanini.


