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La lunga lista di sacrifici e riforme

creato da Gianluca Anghinelli ultima modifica 17/11/2011 13:05

Pensioni e non solo: il risanamento dei conti passa per interventi non più prorogabili

“Forse ho usato la parola sacrifici. Ma non ho mai detto lacrime e sangue”. Mario Monti ci tiene a non imitare Winston Churchill, inventore di una delle frasi più gettonate del ventesimo secolo. Ma la sostanza resta la stessa, così come l’aplomb anglosassone del presidente della Bocconi. “Ci ha detto”, svela Silvano Moffa di Popolo e Territorio dopo la prima tornata di consultazioni, “che forse ci sarà qualche problema per i provvedimenti impopolari”. Magari temperato dalla non piccola soddisfazione che i sacrifici saranno accompagnati da “interventi per il lavoro dei giovani e per più crescita per tutti”, come fa sapere il repubblicano Francesco Nucara.

Ma di sacrifici comunque si tratterà, inutile illudersi. In quale direzione? Chi sarà più colpito? E ci sarà modo per attutire il colpo? Mario Monti, assai più abile e “politico” di quanto non possa far pensare la sua patente di tecnico, calibra con attenzione le parole, consapevole che la sua missione può riuscire solo se potrà fare conto sulla corresponsabilità dei partiti più importanti, Pdl e Pd in testa, e anticipazioni troppo affrettate o distorte rischiano di complicare una missione già quasi impossibile. L’uso della parola “patrimoniale”, per esempio, rischia di far insorgere il Pdl. Qualsiasi riferimento alla riforma del diritto del lavoro rischia di far saltare i ponti tra Pd e Cgil. Occorre insomma lavorare con la precisione di un orafo e l’abilità di uno speziale che sa indorare le pillole. Che comunque resteranno amare, vista la cornice che Monti (che il suo piano di governo l’ha ben chiaro in testa da mesi, come ha confidato l’amico Giacomo Vaciago) sta illustrando alle varie delegazioni che transitano per il suo ufficio.

AAA, 25 miliardi cercasi

La prima emergenza consiste nel saper garantire la tenuta dei conti pubblici per mantenere stabile l’impegno del pareggio di bilancio nel 2013. Certo, Giulio Tremonti si è congedato dalla scrivania che fu di Quintino Sella annunciando con solennità che per la prima volta da 125 anni l’Italia si avviava al pareggio. Ma certe volte, si sa, la matematica è un’opinione: Tremonti si è dimenticato di dire che i suoi calcoli erano basati su una previsione di crescita dell’economia pari allo 0,6%, stima corretta dall’Unione europea con un più realistico +0,1% (mica poco, visto che l’Italia è ripiombata tecnicamente in recessione). La correzione, combinata con il maggiore onere per interessi, ha spostato in alto l’asticella. E così, per centrare l’obiettivo, sarà necessario raccogliere almeno altri 16 miliardi, che però salgono a 20 se si tiene conto del mancato introito per la riforma fiscale e assistenziale (ancora da varare) e 24-25 se si considerano i maggiori interessi da pagare sul debito. Insomma, per rispettare l’accordo raggiunto con Bruxelles per il pareggio del bilancio entro il 2013, Monti deve trovare 25 miliardi senza però tradire la promessa di una maggiore equità. Difficile perciò che Monti segua la strada del taglio lineare alle agevolazioni fiscali, che per due terzi finirebbero per pesare al solito sull’Irpef. Proprio sulla riforma del fisco, del resto, Monti gioca buona parte del suo consenso. Fin da subito potrebbe prendere l’Ace, ovvero la deducibilità del capitale investito nelle imprese.

L’arma dell’Iva

Da usare senza strafare per evitare gli effetti collaterali. È vero - come sostiene il rettore della Bocconi Guido Tabellini, uno dei punti di riferimento del think tank di Monti - che “ci sono ulteriori spazi per incrementare le aliquote Iva, in media tuttora più basse in Italia rispetto alla media europea”. Ma un eccessivo ricorso all’imposta indiretta rischia di far pesare la maggior parte dei sacrifici sui meno abbienti. Inoltre, l’obiettivo è di far ricorso il meno possibile a imposte straordinarie o d’emergenza da sostituire con un regime “normale” e prevedibile per il contribuente. In sintesi, sempre per citare Tabellini, “il tutto per arrivare a un sistema “che riduca i contributi sociali e ponga le basi per un progetto di lotta all’evasione e all’economia sommersa imperniato sulle variazioni della ricchezza e non solo sugli accertamenti dei redditi”. L’arma più gettonata contro l’evasione sembra essere la tracciabilità dei pagamenti, con tetto dei versamenti in contanti di 300 euro. Per il resto, due sono le strade da battere: la patrimoniale leggera e il ritorno dell’Ici.

La patrimoniale leggera...

Monti non starebbe pensando a una mazzata da alcune centinaia di miliardi, come suggerito da Alessandro Profumo. Anzi. La strategia della botta secca sarebbe inutile, oltre che dannosa: un’aliquota media del 30%, calcolano in Bocconi, potrebbe far calare il debito pubblico dal 120% al 100%, lasciando l’Italia a rischio. Ma, commenta il rettore dell’ateneo, una cura del genere “anziché risolvere la situazione potrebbe scatenare una spirale di sfiducia, recriminazioni, fuga verso l’economia sommersa o verso l’estero, dagli esiti imprevedibili e da cui sarebbe difficile riprendersi”. E allora? Meglio “un prelievo regolare e con un’aliquota modesta, per esempio il cinque per mille, nell’ambito di un progetto di riforme incentrato sul rilancio della crescita”, fa filtrare un collaboratore del presidente del Consiglio designato. Più che una una tantum, un prelievo strutturale sui grandi patrimoni che potrebbe scattare sopra il milione di euro. Non è ancora chiaro se nel conteggio entreranno solo gli immobili oppure l’intero patrimonio, i conti correnti, titoli e gli altri strumenti finanziari.

… e l’Ici

Il neo governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco non fa mistero di fare più affidamento sulla reintroduzione dell’Ici, che potrebbe garantire all’erario un gettito di almeno 3,5 miliardi o anche fino a 10 miliardi a seconda dei criteri di applicazione. È probabile che si arrivi a una combinazione dei vari sistemi. La patrimoniale leggera servirà a lanciare un segnale eloquente della volontà di ripartire i sacrifici tra tutti. L’Ici sulla prima casa servirà a far funzionare per davvero il federalismo fiscale per i Comuni. In entrambi i casi, poi, la tassa sarà con ogni probabilità accompagnata dalla rivalutazione delle rendite catastali.

Dismissioni

Il decreto di stabilità con cui si è congedato il governo Berlusconi prevede un piano di dismissioni immobiliari basato sulla costituzione di fondi immobiliari in cui far confluire il patrimonio dello Stato centrale. Le quote potranno essere sottoscritte anche utilizzando i titoli di Stato, di cui le banche sono piene. Toccherà al neoprimo ministro verificare se e come l’ennesima trovata brillante dell’ex ministro dell’Economia potrà tradursi in uno strumento efficace. Più facile che il professor Monti si impegni a fondo nelle dismissioni delle utility municipali, anche facendo leva sul principio di concorrenza.

Mission impossible

I sacrifici chiesti al capitale e ai detentori della rendita immobiliare saranno compensati dall’intervento su altri “privilegi”, sia nella previdenza che nel lavoro. È la partita più delicata, quella c h e richied e r à p i ù tempo ed energia. In gioco ci sono le pensioni di anzianità, il baluardo che la Lega Nord intende difendere fino all’ultima ridotta, o l’articolo 18, testo sacro e grande tabù che unifica Cgil e Fiom. Per quanto riguarda la previdenza, l’esecutivo Monti intende adottare una strategia basata su due pilastri: metodo contributivo per tutti da subito e un allungamento dell’età di pensionamento in maniera flessibile. In concreto, si partirà dall’anticipo al 2012 del criterio di “quota 97” nel mix tra anzianità e contributo per arrivare a quota 100 già nel 2015.

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, Monti è d’accordo con la lettera della Bce: occorre rivedere le rigidità esistenti in uscita, rendendo più semplici i licenziamenti per giusta causa senza l’obbligo del reintegro ma con risarcimenti economici. Così come è necessario bruciare le tappe sulla via della liberalizzazione dei prodotti e dei servizi. O tagliare i costi della politica (abolizione delle province, assegno meno ricco per parlamentari e consiglieri regionali) e sfoltire i ranghi della pubblica amministrazione con il blocco del turnover. E tante altre cose ancora che aspettano da anni, anzi da decenni. Ma non è il caso di strafare: Monti è super Mario. Mica m a g o Merlino.

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Commenta Ugo Bertone | 17 novembre 2011 13:05
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