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Hedge, stipendio sempreverde

creato da Gianluca Anghinelli ultima modifica 20/01/2012 11:48

Per alcuni gestori hedge cambiano i mercati ma non i compensi

Ora che la crisi dei debiti sovrani ha raggiunto il suo picco, complice lo sguardo miope e smemorato dei mercati, si sta assistendo alla totale rimozione di tutti quei presidi pensati durante la precedente emergenza per evitare che si ripetesse lo scandalo di bonus milionari attribuiti a manager di banche sull’orlo della bancarotta. Basta dare un sguardo a quanto accade nel mondo degli hedge a livello mondiale. Il confronto è tanto banale quanto efficace: salari e performance. Il settore dei fondi speculativi si è sempre contraddistinto per stipendi da capogiro ma anche per risultati a doppia e a volte a anche a tripla cifra. Il 2011 ha però detto qualcosa di diverso.

A fronte di un 16% di gestori che hanno portato a casa un risultato a due cifre, ben il 30% dei gestori ha visto il proprio salario crescere di più del 15%. Un dato ulteriormente confermato dal fatto che mentre la media del mercato è stata negativa per il 4% (Hfri Fund Weighted Composite Index) sottoperformando i maggiori indici americani, solo il 19% dei manager ha effettivamente subito ripercussioni sulla propria retribuzione. Il mondo - che aveva come focus, più di tutti, la performance e che giustificava dietro la qualità dei risultati i propri ricchi emolumenti - ha coperto la drastica diminuzione dei bonus aumentando la parte fissa dei salari. In un contesto sempre più competitivo in cui progressivamente le fee dei fondi, per attirare i clienti, si evolveranno verso combinazioni varibili in base alla performance, un sistema che preveda una crescente parte di remunerazione fissa per i gestori è insostenibile. A maggior ragione se parliamo di cifre medie che viaggiano intorno ai 311mila dollari l’anno.

Bisogna ragionare anche sul fatto che le condizioni dei mercato si stanno facendo sempre più difficili da gestire, se si considera che sulle 28 diverse tipologie considerate da Hfri per i suoi indici ben 21 sono state negative nell’ultimo anno. A salvarsi solamente le strategie Private Issue/Regulation D Index (+9,14%), Fixed Income-Asset Backed (+6,70%) e Yield Alternatives Index (+4,85%). La prima si contraddistingue per investimenti in emissioni di società che date le dimensioni non hanno le possibilità economiche di affrontare una registrazione completa presso la Sec. L’assenza dai listini più conosciuti ha permesso alle piccole società di non subire gli effetti negativi della speculazione che ha portato molta volatilità sui mercati. Le altre due strategie, invece, hanno beneficiato degli importanti rialzi dei mercati obbligazionari, che hanno offerto ottime opportunità di investimento. Agli ultimi posti del 2011 ci sono i fondi focalizzati su aree geografiche: Russia/Eastern Europe Index (con un -18,50%) e Asia ex-Japan Index (-17,42%). Un’ultima riflessione va fatta sulle performance a tre anni: si nota che queste vedono tutte le tipologie in territorio positivo (migliore tra tutti il Fixed Income-Convertible Arbitrage Index, con un +20%), a parte la strategia Short Biased (-14,32%).

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