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Tutte le strade portano a Detroit

creato da Gianluca Anghinelli ultima modifica 28/02/2012 14:58

Intanto si guarda alla prossima fusione tra Fiat e Chrysler. Ma l’accordo sul prezzo è lontano

Da Torino tutte le strade portano a Detroit. Fiat è salita la settimana scorsa al 58,5% di Chrysler, una mossa con cui l’ad Sergio Marchionne ha probablimente staccato il biglietto di sola andata per gli Stati Uniti. Gli analisti interpellati da SOLDI danno il trasloco del gruppo ormai per scontato. “Non vi vedo nulla di nuovo”, spiega uno di essi.

“La questione non è se il trasferimento ci sarà, ma quando e come”, dice l’analista, che assegna al titolo una raccomandazione buy e un prezzo obiettivo intorno ai 6 euro. Gli indizi del resto sono tanti, a partire ad esempio dalle vendite della casa automobilistica nel 2011: in Italia si è registrato un crollo (-13,8%), mentre in America è stato un trionfo, con Chrysler (+26%) a guidare la rinascita dell’auto a stelle e strisce. Unica eccezione, negli Stati Uniti, il “fiasco” della 500 di cui sono stati venduti solo pochi esemplari: ma non è un indizio anche questo? Per non dire dell’uscita del Lingotto da Confindustria, ufficializzata il primo gennaio scorso, quando solo fino a pochi anni fa il numero uno del gruppo era anche il capo degli industriali (Luca Cordero di Montezemolo). Il salto dall’altra parte dell’Atlantico sembra dunque più vicino.

“Non sarà nel 2012, ma certamente prima del 2015”, ci spiega un altro analista, con raccomandazione neutral e un target price in linea con le attuali quotazioni. “Le ragioni economiche e industriali non mancano”, prosegue, “resta da vedere se non ci sarà qualche presa di posizione politica, più difficile da prevedere”. Un’analisi pubblicata da Breakingviews a firma Rob Cox dipinge uno scenario che si conclude con lo spostamento del quartier generale da Torino a Detroit e la quotazione principale che sbarca a Wall Street. Il rimanente 41,5% di Chrysler, ricorda infatti il commentatore, è posseduto da Veba, il trust che fornisce assistenza sanitaria ai pensionati Chrysler ed è amministrato dal potente sindacato Uaw. Le due parti si sono impegnate a elaborare un accordo nel primo trimestre del 2013, ma sono già distanti sul prezzo. Inoltre, se anche Fiat dovesse spuntare una valutazione in linea con il prezzo pagato l’anno scorso per una quota del 16%, l’esborso sarebbe pari a 3,3 miliardi di dollari. Ma Fiat ha un debito di quasi 6 miliardi di euro.

“L’opzione migliore sarebbe quella di offrire a Veba una combinazione di azioni, con po’ di cash, come parte di una completa fusione”. Anche il valore attuale netto delle sinergie - stimato da Breakingviews a circa 17 miliardi dollari - dovrebbe convincere il fondo sindacale. “Ma è difficile immaginare che accetterebbe azioni italiane. La soluzione, allora, sembra relativamente semplice. Le società si combinano e il trust prende azioni del nuovo gruppo, che trasferisce sede e quotazione primaria negli Stati Uniti. Fiat diventa la prima corporation italiana globale. Ma di italiano le resta ben poco”.

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Commenta Alessandro Bonini | 12 gennaio 2012 11:24
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