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commerzbank, credit agricole e societe generale i soli gruppi di dimensioni comparabili

Banche italiane troppo piccole?

creato da Luca Spoldi ultima modifica 13/09/2011 17:48

La capitalizzazione di mercato degli istituti tricolori relega i gruppi italiani ai margini del "big business". In caso di un consolidamento di settore europeo quale ruolo reciteranno?

Banche italiane troppo piccole per attrarre i grandi capitali mondiali: nonostante le rassicurazioni che puntualmente giungono dalle dirette interessate nonché dall’Abi e dal governo la crisi di queste settimane ha posto sotto i riflettori il problema, noto da anni, della limitata capitalizzazione degli istituti tricolori. Istituti spesso controllati da Fondazioni bancaria a loro volta povere di risorse e la cui attività sul territorio dipende a doppio filo dal flusso di dividendi che le banche erogano loro. Un cane che si morde la coda e che di fatto limita fortemente la possibilità di nuove rilevanti iniezioni di capitale, finendo col marginalizzare sempre di più i gruppi italiani rispetto al “big business” mondiale.

Scorrendo solo i gruppi di maggiori dimensioni, Mps presenta una capitalizzazione di mercato di soli 4,48 miliardi di euro, dopo aver lanciato un aumento di capitale da 2 miliardi pochi mesi or sono; UniCredit supera di poco i 14,23 miliardi e continua a soffrire per l’ipotesi di un possibile aumento tra i 3 e i 4 miliardi entro fine anno, Intesa Sanpaolo dopo aver aumentato di 5 miliardi il capitale oscilla sui 15,05 miliardi di capitalizzazione. Ancora più indietro altri istituti come Ubi Banca (2,14 miliardi di capitalizzazione dopo una ricapitalizzazione da 1 miliardo) e Banco Popolare (che non raggiunge gli 1,9 miliardi, meno dell’aumento di capitale da 2 miliardi lanciato a inizio anno).

Numeri che scompaiono quando confrontati a quelli dei “big” anche solo europei come Hsbc Holdings (88 miliardi di sterline), Royal Bank of Scotland (23,55 miliardi), Barclays (17,6 miliardi), Deutsche Bank (21,13 miliardi di euro), Banco Santander (49,22 miliardi), Bbva (32,2 miliardi) e Bnp Paribas (32,17 miliardi). Più simili, semmai, ad istituti da tempo in affanno a causa della crisi del debito sovrano europeo come Commerzbank (poco più di 8 miliardi), Credit Agricole (12,76 miliardi) o Societe Generale (12,84 miliardi). Se i rinnovati venti di crisi dovessero favorire nuove concentrazioni “transfrontaliere” tra i gruppi europei, per gli istituti italiani sembra dunque prospettarsi più facilmente il ruolo di prede che non di cacciatori.

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Commenta 13 settembre 2011 17:48
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