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È arrivata l’ora di fare le valigie. Destinazione? India, Cina e Perù

creato da Gianluca Anghinelli ultima modifica 28/02/2012 17:58

A pesare sulle economie sviluppate scarsa crescita e classe politica passiva. Parla Burgess (Threadneedle)

Nel corso degli ultimi mesi, l’attenzione degli investitori si è focalizzata sulle prospettive economiche. Mentre la debolezza dei dati ha generato una revisione negativa delle aspettative generali di ripresa mondiale. A illustrare i punti di maggiore rilievo da un punto di vista macroeconomico e dei mercati è Mark Burgess, Chief Investment Officer di Threadneedle.

Particolare rilievo hanno assunto i dati di Pil del 2° trimestre negli Stati Uniti e nel Regno Unito...

Negli Stati Uniti, la crescita del secondo trimestre si è fermata all’1,3% appena su base annua, ben al di sotto delle attese. Inoltre, i dati relativi al 1° trimestre e ai due anni precedenti hanno registrato consistenti revisioni al ribasso. Nel secondo trimestre, il Regno Unito è cresciuto appena dello 0,2%, anche se la debolezza è stata favorita dal matrimonio reale e da una primavera calda. Anche gli indicatori previsionali hanno deluso.

Gli ultimi sondaggi sulla produzione manifatturiera che provengono da tutto il mondo sono risultati inferiori alle attese e la fiducia dei consumatori mostra segnali di fragilità. Nella seconda metà dell’anno ci aspettiamo un qualche miglioramento nell’attività grazie al riassorbimento di una serie di fattori negativi fra i quali lo tsunami giapponese e l’impennata nei prezzi petroliferi. Tuttavia continuiamo a prevedere una ripresa, seppur debole, nel mondo industrializzato e molti anni di sviluppo modesto a causa principalmente del tributo che il debito continuerà a far pagare. Abbiamo ridotto le nostre previsioni sul Pil degli Stati Uniti e del Regno Unito per l’anno in corso e, al momento, non ci attendiamo un aumento dei tassi ufficiali d’interesse nelle principali economie sviluppate nella parte restante del 2011 e nel 2012.

Quali cambiamenti avete apportato al vostro portafoglio in un contesto simile?

A causa del difficile quadro economico, abbiamo apportato modifiche nei nostri portafogli azionari per assumere posizioni maggiormente difensive. Abbiamo rafforzato alcuni dei settori economicamente meno sensibili come, per esempio, il settore della sanità, e ridotto alcune aree cicliche come il comparto degli industriali. In tutti i settori ci siamo focalizzati sulle società più solide, caratterizzate da un quadro finanziario convincente, che sembrano godere di un posizionamento migliore rispetto ai competitor e mostrano un qualche segnale di crescita.

Apprezziamo in particolare le società esposte alle economie emergenti e quelle in grado di fissare i prezzi, ossia di trasferire i costi crescenti. L’atteggiamento prudenziale verso le banche nei mercati industrializzati si è rivelato corretto e, malgrado le valutazioni depresse, crediamo sia prematuro rafforzare le posizioni alla luce delle prospettive sulla crescita economica e sul rischio sovrano. Restiamo cauti anche nei confronti del settore petrolifero.

Secondo le nostre analisi, le quotazioni del greggio si manterranno a livelli elevati; le nostre previsioni di crescita sulle società petrolifere sono tuttavia modeste a causa delle loro difficoltà di ricostituzione delle scorte.

Anche i mercati emergenti, però, sono stati dominati dall’incertezza globale.

Sì, con i mercati azionari che hanno sottoperformato mentre i mercati obbligazionari mantengono flussi consistenti, sia per i fondi esteri che per quelli locali. Ma la crescita dei mercati emergenti è sempre sostenuta e, nonostante qualche rallentamento, si mantiene a livelli molto alti. L’America Latina continua a registrare un trend vigoroso di crescita ma l’inflazione resta il rischio principale nella regione e in particolare in Brasile. In Messico, Colombia, Perù e Cile, invece, le pressioni inflazionistiche sono meno pronunciate.

E, nello specifico, la Cina?

I dati provenienti dalla Cina restano solidi. L’inflazione è probabilmente destinata a crescere nei prossimi mesi e ciò comporterà un ciclo di stretta monetaria nel paese. In modo analogo ad altre regioni, la crescita è rallentata in Asia, pur mantenendosi a livelli molto elevati. L’India ha sorpreso il mercato con un picco di 50 punti base e un innalzamento dei tassi d’interesse all’8% per contenere l’inflazione. La misura si aggiunge agli sforzi operati dalla Cina per frenare l’inflazione nella regione.

Qual è la sua personale conclusione, di fronte anche a una classe politica tanto debole?

L’ultimo pacchetto di misure di salvataggio per le aree periferiche europee e l’accordo per l’innalzamento del tetto di bilancio, associato al taglio dei costi operato negli Stati Uniti, hanno ridato in parte la fiducia sui mercati azionari. In entrambi i casi, tuttavia, la classe politica è sembrata atteggiarsi a spettatrice passiva, rimandando la definizione di un accordo all’ultimo minuto senza adoperarsi in modo adeguato per affrontare i problemi.

L’indebolimento del quadro economico ha quindi acuito le problematiche sottostanti. La scarsa crescita renderà molto più difficoltosa la riduzione a livelli accettabili degli ingenti disavanzi pubblici e ciò ha aumentato i rischi associati alle azioni.

Continuiamo a ritenere che ci sia un valore inespresso nei mercati azionari, i quali restano la nostra classe di attivi preferita nel medio periodo. Alla luce dei nuovi elementi di preoccupazione, tuttavia, abbiamo ridotto le quote delle nostre posizioni azionarie in una serie di mercati mantenendo comunque un’esposizione superiore al benchmark.

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Commenta 14 settembre 2011 16:00
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