E in Borsa è tempo di occasioni
A Piazza Affari, intanto, c’è più di una possibilità. Soprattutto su bancari e assicurativi
Altro che oro e franco svizzero. Il vero bene rifugio, in questo momento storico, sono le borse, i titoli di stato e le obbligazioni bancarie. Perché, poco ma sicuro, nessuno lascerebbe fallire un Paese o un istituto. Alcuni punti, molto chiari, vengono fuori dalla conversazione con Alberto Foà, presidente della sgr AcomeA e prima ancora fondatore di Anima Sgr, poi venduta a Bpm. Fresca di acquisizione - ha comprato Leonardo Sgr appena un paio di mesi fa - AcomeA a luglio ha riportato una raccolta netta di 8 milioni di euro. “Le mani forti stanno comprando dove adesso c’è convenienza”, racconta Foà in un’intervista in esclusiva a SOLDI.
Quello che stiamo vivendo non è solo un momentaccio, insomma. Come va letto il contesto attuale?
Quella che abbiamo di fronte è una crisi da debito pubblico, la seconda ondata della crisi bancaria esplosa tra il 2007 e il 2008 e che poi si è estesa agli Stati in giro per il mondo. Grecia, Irlanda, Portogallo, poi a seguire Italia, Spagna, ma anche Stati Uniti e Giappone, su cui di recente Moody’s ha tagliato il giudizio di affidabilità per la prima volta dal 2002. Anche il debito di altri Paesi, storicamente affidabili, come il Belgio e l’Inghilterra è infatti aumentato.
Qual è dunque la soluzione per uscire da una situazione del genere?
Il punto è che in giro non c’è abbastanza crescita perché si possa assorbire in fretta il debito. Le politiche di rigore non bastano, infatti, a ridurlo rapidamente. Non credo che gli Stati verranno lasciati fallire. Alla fine, credo che le banche centrali interverranno, magari con un intervento congiunto, per iniettare nuova liquidità nel sistema sottoscrivendo le obbligazioni degli Stati. Non cesserà questo tipo di finanziamento, quindi non ci sarà alcun default. Esattamente come nel 2008, quando si evitò il fallimento del sistema bancario e negli Stati Uniti quello di Fannie Mae, Freddie Mac o Aig.
Quindi, alla luce di tutto questo, lei quali soluzioni di investimento si sentirebbe di suggerire?
I bond pubblici e le obbligazioni bancarie in questo momento sono a sconto, a causa della percezione del rischio e della scarsa propensione nei suoi confronti. Hanno raggiunto i punti di minimo? Io non credo. Così come non credo che l’abbiano raggiunto i mercati. Però sull’obbligazionario pubblico i rendimenti sono elevati e quindi a mio avviso interessanti. Anche se c’è volatilità.
Voi come vi state muovendo? Quali scelte state facendo?
Stiamo comprando bond governativi dei periferici, ma a piccole dosi.
Agosto, scrivono gli altri giornali, ha reso appetibili parecchie aziende di Piazza Affari, tanto che le si potrebbe comprare a un prezzo relativamente basso. Non potrebbero essere un’occasione, a questo punto?
La maggior parte delle aziende non sono contendibili. Il book value delle banche cambia di minuto in minuto. Le grandi banche – Unicredit e Intesa Sanpaolo, per esempio – hanno in pancia i titoli di Stato, e come scende il valore dei bond cala anche il book value della banca. In questa fase, quindi, io punterei più sull’obbligazionario che sui mercati azionari in genere.
Puntate anche sull’obbligazionario corporate?
Prendiamo le banche, per esempio. I bond bancari sono molto penalizzati. Oggi vediamo titoli a tasso variabile che presentano un differenziale di tre-quattrocento punti base rispetto all’Euribor. A questi livelli, può essere interessante investire. C’è da tener presente che neanche sul fronte bancario mi aspetto default. Le autorità non hanno lasciato fallire le banche nel 2008, eccetto il caso Lehman, e non le lascerebbero fallire nemmeno adesso.
Lei quale area geografica ha in mente?
In generale, penso agli Stati Uniti, all’Europa, e anche all’Italia.
Azionario, quindi, proprio no?
Ritengo che industriali e titoli più legati al ciclo economico e alle materie prime esprimono valutazioni troppo elevate. Rio Tinto, per esempio. A livello europeo, sono interessanti le utilities e i telefonici. In Italia, il comparto bancario e quello assicurativo hanno valutazioni compresse, e quindi meritano un po’ di attenzione.
Ci può fare nomi e cognomi?
Banco Popolare, Ubi Banca e Intesa Sanpaolo per quanto riguarda il settore bancario. Fondiaria Sai e le Generali per il comparto assicurativo.
Altri prodotti, magari legati alle commodities?
Francamente sono piuttosto scettico sulle commodities, oro in particolare.
Eppure, insieme con il franco svizzero, è considerato oggi più che mai il bene rifugio.
Rifugio per chi? Non certo per le mani forti, che in questo momento stanno comprando dove c’è più convenienza.


