Ecco la scommessa alternativa: la terra a chi vuole guadagnarci
Il guru delle commodities Jim Rogers: l’agricoltura è l’unico settore in cui vedo chance di profitto
“Il mestiere dell’agricoltore è stato un disastro negli ultimi trent’anni”. Così, attorno a Ferragosto, il leggendario Jim Rogers iniziava a spiegare alla Bbc che la terra è l’occasione d’oro di questo secolo. “Non è un caso”, affermava, “che l’età media degli agricoltori negli Stati Uniti sia di 58 anni, così come in Australia. In Giappone si sale a 66 anni. E potrei continuare. Tra dieci anni questa gente avrà in media 68 anni, almeno quelli che saranno ancora vivi. Insomma, si sta profilando un buco drammatico in agricoltura, l’unico settore in cui vedo grandi opportunità di profitti”. Sia per chi cerca un buon mestiere, sia per chi va a caccia di buoni investimenti. Oggi l’agricoltura, tra produzione e trading, vale circa 2.500 miliardi di fatturato a livello globale, ovvero il 3,5% del Pil del pianeta. Ma la percentuale è destinata a crescere a tassi geometrici. Rogers non è il solo a pensarla così.
Lunedì 19 settembre, all’Intercontinental di Ginevra, si riuniranno centinaia di investitori, gestori hedge, accademici e ceo di gruppi industriali e agroindustriali. Una scena che ricorda da vicino i meeting dell’hi-tech ai tempi della bolla Internet, che tra pochi mesi verrà replicata a Singapore per la platea degli investitori asiatici. E poi, a febbraio, sarà la volta di New York. Non c’è da stupirsi, visto che negli Usa, mentre il mercato dell’edilizia vive il suo 59esimo mese consecutivo di recessione, il mercato delle aree coltivabili veleggia ai massimi da 32 anni con un incremento superiore al 20 per cento secondo la Fed di Chicago. Tra i primi ad annusare il vento, al solito, è stato George Soros, che ha acquisito il 24,4 per cento di Adecoagra, gigante di soia, bestiame e cereali brasiliano. Intanto, cresce la schiera di chi vuol imitare l’esempio di Stephen Diggle, gestore di hedge fund che all’inizio del 2010, annusando l’aria di crisi, ha liquidato (con una perdita di 600 milioni) il suo fondo investito in obbligazioni e derivati per lanciarsi nell’agricoltura.
A modo suo: l’ultima sua creatura, il Vulpes Fund di Singapore, raccoglie quattrini per investirli nella terra: 80mila acri in Uruguay, una sterminata piantagione di kiwi in Nuova Zelanda, un po’ di campi di mais in Illinois. L’industria dei fondi di investimento non è rimasta a guardare. Blackrock ha lanciato il World Agriculture Fund che, dati al 31 luglio, dal suo lancio registra un guadagno del 16,3 per cento. Il fondo, che investe in terreni e società attive nell’agroindustria, concentra la maggior parte degli investimenti in Monsanto (l’8,5%), Potash, John Deere e Syngenta.
E in Archer Daniels Midland (il 5,2%). La top ten delle società agrochimiche più comprate dai fondi hedge, basata su una selezione degli investimenti di 350 gestori, dà questi risultati. La società più apprezzata è Mosaic, in cui investono ben 47 hedge, tra cui quelli di John Paulson e Richard Perry. Seguono, nell’ordine: Potash, Monsanto, CF Industries, Agrium, Compass Mineral, Scotts Minerals, Intrepid Potash, Syngenta e America Vanguard. Un occhio di riguardo, infine, la meritano due società attive nel settore agricolo a livello mondiale, che hanno annunciato risultati record a metà 2011: sono la norvegese Yara International, quotata alla Borsa di Oslo, che vanta una performance positiva dell’8 per cento da inizio anno, e la canadese Agrium (+20,3% da inizio 2011).


