"L’Italia non rischia più degli altri"
La situazione del Belpaese non è diversa da quella degli altri Stati membri dell’Unione Europea
Un folto pizzetto bianco, maniche di camicia arrotolate per combattere il caldo umido di Cernobbio e un’immancabile accento da nord est italiano. Giuseppe Zadra, con cui abbiamo fatto quattro chiacchiere sotto il portico gremito dell’hotel Villa d’Este, è un uomo che ha ricoperto diversi incarichi all’interno delle istituzioni finanziarie. Ha lavorato alla Consob dal 1985 al 1992, è stato general manager dell’Abi dal 1992 al 2009 e attualmente è presidente di Asset Management Holding, gruppo nato dalla fusione di Anima sgr e Prima sgr.
Partiamo subito con un suo commento sulla speculazione. C’è chi dice che non sia per forza un fenomeno negativo e che questo sarebbe anche un momento di grandi affari per gli investitori.
Dipende da dove si vuole andare a parare. Farei una distinzione tra il problema del debito pubblico e quello legato all’andamento del mercato azionario. I nostri gestori riescono a tenere sotto controllo l’andamento dei mercati su scala globale e riescono a offrire ancora rendimenti positivi. Ma gli andamenti del mercato azionario sono molto diversi rispetto a quelli dell’obbligazionario che risentono molto dei fenomeni macroeconomici.
Quali sarebbero dunque le cause di questi sali-scendi sulle principali Borse mondiali?
Il mercato azionario è dominato dalla variabile “growth” della formula del prezzo. E quindi se uno guarda con attenzione vede che ci sono aziende piazzate in settori che reggono come il caso delle commodities o in settori stabilizzanti, anticiclici. Già da questo si possono trarre moltissime informazioni, direi piuttosto affidabili, su come scegliere una società piuttosto che un’altra. Ecco come un professionista riesce a fare delle previsioni sull’andamento dei vari settori che consentono di realizzare buoni rendimenti.
Quindi è vero che speculazione è sinonimo di saldo?
L’attuale crisi non è una crisi in cui tutto o va bene o va male. Ci sono parti di questa congiuntura che non funzionano ma anche altre che vanno bene e all’interno di queste ci sono settori che vanno meno bene e altri che vanno benissimo. La grande abilità di un gestore è quella di sapere fare queste scelte bene e con maggiore tempestività rispetto a quelle che potrebbe fare un privato. La mia impostazione su questo settore della nostra attività finanziaria è che il gestore professionale è la miglior difesa del risparmio che ci sia. Nessuno a livello individuale può dedicare le ore di intelligenza e ricerca megli di uno che fa questo di mestiere. Il risparmio gestito è il vero modo di tutelare il risparmio.
Quindi il suo consiglio è di non dedicarsi al fai da te.
Al fai da te sono sempre stato visceralmente contrario. Il problema dell’Italia è quello che si chiama risparmio amministrato. Nel nostro Paese abbiamo una massa di risparmio amministrato che è altrettanto, se non più grossa, del risparmio gestito. Molti nostri risparmiatori hanno l’illusione di poter fare da sé.
Per quanto riguarda il debito italiano quale sarebbe invece la soluzione?
È molto difficile da dire. Noi riteniamo che l’Italia abbia le sue traversi di prezzi, diciamo così, ma non abbiamo a s s o l u t a m e n t e idea che sia un Paese in default o a rischio default.
Non ritiene che le istituzioni dovrebbero fare di più per risolvere i problemi dell’economia italiana?
Questa mattina (sabato 3 settembre, ndr), avevamo degli autorevoli economisti stranieri o anche il presidente della Repubblica che hanno invitato tutti ad attendere almeno 15 giorni in modo da avere una manovra definitiva.
Crede che l’attuale divieto di vendite allo scoperto possa servire ai mercati?
Mi baso sulla mia esperienza. La vendita allo scoperto è una battaglia fra le regole: tutte le Borse hanno meccanismi che bloccano lo stop-loss. Quando c’è un momento in cui i prezzi crollano e la domanda non riesce a riprendersi le Borse si sospendono. La proibizione della vendita allo scoperto è il parallelo a livello di sistema. Serve in certe occasioni per poco tempo. Tenerla a lungo non ha senso. Ci sono studi che sostengono che averla per sei mesi non ha senso. Quando c’è sotto una componente di politica di investimento contraria non è che si può bloccare con la vendita allo scoperto. Si può bloccare due o tre giorni ma poi...
Qual è il futuro dei mercati italiani?
Il debit managing director del Fondo Monetario Internazionale non fa altro che ripetere che ci sono economie avanzate e economie emergenti. Le prime crescono intorno al 2% mentre le seconde intorno al 6%. In questo l’Italia ha le stesse condizioni generali che affliggono il resto dell’Europa.
Sta dicendo che non siamo messi né meglio né peggio degli altri Paesi europei?
Siamo diversi. Abbiamo una politica più lenta a causa di un’esasperazione dei nostri sistemi nel prendere una decisione. Siamo sempre quelli che ci ripensiamo. Altri Paesi sono più disciplinati e quando prendono una decisione è quella. Siamo affetti da una certa volatilità rispetto alla media, ma la struttura dell’economia non dipende da cose di questo tipo. Noi ci siamo beccati la recessione nel 2007 e ci abbiamo messo diverso tempo a capire da dove veniva.
In molti si sono chiesti come mai quattro anni fa le Borse hanno iniziato a crollare e le nostra banche stavano benissimo. Noi finanziavamo le imprese ma non eravamo invischiati troppo nella finanza pura. Il problema è nato quando l’economia internazionale si è bloccata e le nostre imprese si sono trovate di colpo senza più ordini.
Non potrebbere risuccedere adesso che gli Usa sono di nuovo in crisi?
Per fortuna noi siamo legati più all’andamento dell’economia europea che non a quello dell’economia americana. Abbiamo un legame molto stretto con la Germania. Certo è che c’è qualcosa che non va se basiamo la nostra economia solo sull’export. Noi abbiamo un problema del nostro paese come del resto di tutta l’Europa a un adeguamento a una situazione del genere. Per questo è difficile investire nei gestori di fondi. Perché non si può aspettare cinque anni per gestire i tuoi soldi quando l’economia è quotidianamente difficile da gestire. Per questo serve la capacità di compensare tutto attraverso un portafoglio adeguato.
Qual è secondo lei il portafoglio perfetto?
Non esiste. Dipende da quanto uno vuole rischiare. Certo è che serve un portafoglio articolato tra Europa, Usa, mondo e Italia.
Quali i prodotti giusti?
Quello è un problema dei consulenti. Dipende da quanto si vuole rischiare. Su quello, il problema vero è che chi sceglie il risparmio gestito dovrebbe essere aiutato anche nella scelta di un portafoglio che sia adatto al singolo investitore. La società di gestione normalmente ti offre un range di prodotti con cui normalmente si costruisce un portafoglio ad hoc.
Non c’è un po’ poca cultura dell’investimento in Italia?
Certo. È una battaglia che ho portato avanti molto negli anni. Basterebbe già far capire che far da sé è tecnicamente impossibile. Non esiste un portafoglio universale.
Per il suo gruppo quali sono le previsioni di crescita?
Farei una distinzione tra la quota di mercato nel risparmio gestito e quella rispetto agli altri. Il mercato sta scendendo e questo dovrebbe essere un tipico momento in cui la gente si dirige verso il risparmio gestito invece la gente perlopiù esce da questo settore. Noi con Prima e Anima stiamo cercando di mettere insieme un team di gestione così forte e composito in modo da avere l’attitudine a poter coprire tutte le necessità di portafoglio.


