La nuova Edipower tutta italiana sta prendendo forma
L'operazione passerebbe innanzitutto attraverso la fusione di A2A e Iren, cui potrebbero aggiungersi altri soggetti,tra cui...
Si chiude in queste ore una complessa partita che dovrebbe portare alla nascita del secondo gruppo elettrico nazionale. Con il passaggio di Edison ai francesi di Edf.
Sta infatti prendendo forma la nuova Edipower italiana, intorno alla quale il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, vorrebbe costruire nei prossimi anni un campione nazionale nell'energia. L'operazione passerebbe innanzitutto attraverso la fusione di A2A e Iren, cui potrebbero aggiungersi altri soggetti: fra questi i più accreditati sono Hera e Acea. Edipower porta in dote nove centrali fra termoelettriche, idro e rinnovabili, pari a 7.600 MW, ma anche un debito per 1,1 miliardi di euro. La fusione tra A2A e Iren darebbe vita a una super utility con più di 10 miliardi di fatturato: oltre 6 miliardi da A2A, 3,3 miliardi da Iren e un miliardo da Edipower.
Secondo gli analisti di Equita l'operazione sarebbe “molto interessante”, in quanto il nuovo gruppo sarebbe ampiamente diversificato e particolarmente presente in settori regolati. L'eccessiva esposizione alla power generation, secondo la Sim, potrebbe essere mitigata da successive aggregazioni con società più esposte al retail, come appunto Hera o Acea.
Quanto agli attuali rapporti tra Milano e Torino, le due utility stanno perfezionando gli accordi per la governance di Edipower. A riassetto completato, A2A si ritroverà a controllare il 56% di Edipower, esprimendo l'amministratore delegato, Iren il 21%, le trentine Sel e Dolomiti Energia il 7% ciascuno e le banche (Mediobanca, Crt e Bpm) il restante 9% del capitale. In base alle ulrime risultanze, Iren avrebbe ottenuto un diritto di veto sugli investimenti sopra i 200 milioni e per operazioni strategiche come gli aumenti di capitale, mentre A2A vedrebbe comunque garantita una sufficiente autonomia di manovra.
I VOSTRI SOLDI
Enel punta a rifarsi delle perdite subite con l'introduzione della Robin Hood Tax. I recenti aumenti delle tariffe per la distribuzione hanno fatto riguadagnare terreno al titolo, che a 52 settimane resta sotto di circa il 25%. Anche il riallineamento delle tariffe del gas a quelle europee, come stabilito dal decreto sulle liberalizzazioni, potrebbe avere un impatto limitato sul colosso elettrico e comunque diluito nel tempo. Diversi broker hanno confermato recentemente la loro raccomandazione buy. Il target price medio pari a 4,13 euro incorpora un upside del 35%.


