Processo Ciappazzi, Geronzi condannato a 5 anni, Arpe a 3 anni e 7 mesi
Il Tribunale di Parma ha condannato oggi l'ex-presidente di Generali e di Capitalia, Cesare Geronzi, a 5 anni nell'ambito del processo Ciappazzi, una tranche del procedimento principale sul crack Parmalat
Il Tribunale di Parma ha condannato oggi l'ex-presidente di Generali e di Capitalia, Cesare Geronzi, a 5 anni nell'ambito del processo Ciappazzi, una tranche del procedimento principale sul crack Parmalat sulla omonima azienda di acque minerali che l'ex-patron di Parmalat Calisto Tanzi acquistò dal gruppo Ciarrapico nel 2002. I giudici inoltre hanno condannato a 3 anni e 7 mesi l'ex- a.d. di Capitalia Matteo Arpe, che ha già annunciato che presenterà appello, nell'ambito dello stesso processo di primo grado. Tutti gli imputati ritenuti responsabili sono stati inoltre interdetti per 10 anni dall'esercizio di impresa e per 5 anni dai pubblici uffici. Sia le pene detentive che quelle accessorie come l'interdizione vengono eseguite non immediatamente ma solo quando la sentenza diventa definitiva, presumibilmente al termine dell'ultimo grado di giudizio.
Geronzi è imputato di bancarotta fraudolenta e di usura aggravata mentre per Arpe l'accusa è di bancarotta fraudolenta. Lo scorso luglio, il pm di Parma Vincenzo Picciotti aveva chiesto una condanna a sette anni per Geronzi e a due anni e sei mesi per Arpe. "Le sentenze vanno sicuramente rispettate, ma è certo anche che faremo appello", ha detto Arpe in una nota, sostenendo che la sentenza di fatto riconosce la "mia estraneità alla vicenda e dunque mi assolve". Nel procedimento Ciappazzi, la procura di Parma sostiene che l'acquisto da parte del gruppo Parmalat della società in gravi difficoltà economiche avvenne per effetto delle pressioni esercitate da Geronzi, all'epoca dei fatti numero uno di Banca di Roma poi Capitalia, che ha sempre respinto le accuse. A luglio, Geronzi è stato condannato dal Tribunale di Roma a quattro anni per il crac della Cirio.


