la domanda irrisolta resta: chi paga il conto?
Rogoff: l'accordo di Bruxelles è un bluff
Secondo il premio Nobel americano per l'economia l'intesa raggiunta dai capi di governo della Ue servirà a guadagnare solo un paio di mesi prima che riemergano altri dubbi
Il "bluff" delle autorità di Eurolandia potrebbe non durare a lungo a giudicare dai commenti del premio Nobel per l’economia Kenneth Rogoff, secondo cui il nuovo accordo raggiunto nella notte di mercoledì a Bruxelles serve solo a guadagnare “un paio di mesi”, dato che una volta passata l’euforia dei mercati, legata per Rogoff alla constatazione che le autorità europee “sono ancora vive”, i dubbi torneranno ad affiorare specie per nazioni come la Grecia e l’Italia chiamate a mettere in ordine nei propri conti pubblici e a ridurre il pesante fardello del debito (che anche col nuovo piano per la Grecia non scenderebbe sotto il 120% del Pil prima del 2020, ndr).
Storicamente, ha ricordato Rogoff intervistato radiofonicamente da Bloomberg, un paese ha problemi a mantenere a lungo un livello di indebitamento superiore al 90% del proprio Pil. “Non ho dubbi che vedremo ulteriori fallimenti legati alla Grecia, la domanda interessante è se tutti i paesi di Eurolandia resteranno nell’euro. La mia risposta è no”, dato che gli accordi annunciati presentano ancora “troppe inconsistenze” e non sarebbero equilibrati.
In sostanza per Rogoff, mai tenero nei riguardi del progetto dell’euro, sarà difficile che la Grecia e forse altri “periferici” riescano a restare nell’euro anche dopo che le misure annunciate avranno trovato un’attuazione concreta. Attuazione che, fanno notare altri analisti, resta condizionata alla possibilità di trovare finanziatori disponibili a prendersi carico dei costi dell’intera manovra.
Garantire un 20% o 30% del debito pubblico di paesi come Spagna o Italia, come sembra dover fare l’Efsf, non pare una misura sufficiente a mettere i due paesi al riparo dal rischio-contagio, mentre l’impossibilità di abbattere ulteriormente il debito pubblico senza danneggiare ulteriormente un quadro macroeconomico già precario rendono le misure annunciate una soluzione comunque temporanea dei problemi della Grecia e dell’Italia, della cui volontà di ristrutturare il debito i partner europei sembrano peraltro continuare a non fidarsi al di là delle dichiarazioni ufficiali.
Mentre l'ipotesi di un reale e "pesante" coinvolgimento di altri stati come la Cina esporrebbne al rischio di veder svenduti a Pechino alcuni asset strategici del vecchio continente o quanto meno dei PIIGS.


