riparte il risiko nel settore bevande
SABMiller conquista Foster's Group
Nessuna reazione per ora sul titolo Campari, il cui amministratore delegato ha da poco esercitato 800 mila stock option
I processi di fusione e acquisizione, finora rallentati dalla crisi, ripartono anche nel settore degli alimentari e bevande, con la decisione di SABMiller di rilanciare sul produttore di birra australiano Foster’s Group per conquistare il quale il gruppo britannico ha accettato di pagare 9,9 miliardi di dollari australiani (10,2 miliardi di dollari Usa), ovvero 5,10 dollari australiani in contanti per azione (contro i 4,9 dollari meno il dividendo distribuito offerti in precedenza e rifiutati dal management di Foster’s).
Positive le reazioni degli analisti, con gli uomini di Barclays Capital che, intervistati da Bloomberg, giudicano l’operazione “sensata dal punto di vista strategico e finanziario per SABMiller”, nonostante il prezzo finale sia risultato leggermente superiore alle attese.
Sembra per ora non risentire della mossa dei concorrenti l’italiana Campari, che stamane si mantiene sopra i 5,71 euro per azione a Milano oscillando poco sopra i livelli di ieri (+0,18% a metà giornata), il giorno dopo la notizia che l’amministratore delegato del gruppo, Robert Kunze-Concewitz, ha esercitato e venduto, tra il 15 e il 16 settembre scorso (a prezzi tra 5,67 e 5,69 euro), un totale di 800 mila stock option incassando dall’operazione 4,54 milioni di euro.
Dell’operazione non è peraltro nota la plusvalenza, non essendo stato reso noto il prezzo a cui il manager ha potuto sottoscrivere i titoli, dato che dall’ultimo bilancio del gruppo italiano emerge solo il dato aggregato secondo cui a fine 2010 Kunze-Concewitz aveva in portafoglio 3.399.348 stock option esercitabili al prezzo medio di 3,59 euro, con una scadenza media a dicembre 2014.


