Swisscanto: azionario europeo sottovalutato
Interessanti opportunità anche tra i titoli obbligazionari "high yield" se il rallentamento economico sarà "soft". Corona norvegese superstar tra le valute
Secondo quanto ricorda Thomas Harter, responsabile delle strategie di investimento di Swisscanto, il vertice sulla crisi del debito sovrano greco dello scorso 26 ottobre “si è chiuso, com’era nelle attese, senza un pacchetto di misure esaustivo, in grado di risolvere radicalmente il nodo della crisi del debito sovrano”. Sono state prese, tuttavia, “decisioni da accogliere con soddisfazione, non fosse altro per quel poco di chiarezza in più che porteranno agli investitori nel corso dei prossimi mesi”, soprattutto per quanto riguarda il tema delle ricapitalizzazioni delle banche.
“La direttiva che impone alle banche dell’Unione monetaria di raggiungere entro la metà del prossimo anno un più elevato requisito di coefficiente patrimoniale, ossia una quota di core capital di almeno il 9%, costituisce un importante passo avanti verso la stabilizzazione del sistema finanziario. E non saranno solo le banche a decidere come raggiungere questo obiettivo” nota Harter. Altrettanto importante è infatti “l’indicazione che questo coefficiente non dovrà essere perseguito attraverso condizioni di accesso al credito eccessivamente restrittive che produrrebbero quindi ripercussioni negative sull’economia”.
La sottovalutazione dei mercati azionari induce gli esperti di Swisscanto “a mantenere in generale una sovraesposizione sull’azionario e, all’interno della componente azionaria, sui mercati di Eurolandia. Questi ultimi evidenziano sulla base della valutazione conservativa con utili tendenziali una sottovalutazione di oltre l’80%”.
Poiché però non è venuto meno il pericolo di una stretta creditizia, gli esperti mantengono una ponderazione neutrale sulle small cap rispetto al benchmark e si dicono “dell’avviso che nell’attuale contesto di mercato le azioni growth si piazzeranno meglio dei titoli value”. Nonostante le misure varate sul piano politico, i gestori (che hanno scritto la nota prima dell’annuncio di un possibile referendum greco sul piano di salvataggio emerso dalla riunione del 26 ottobre scorso, nr) restano prudenti nei confronti dei titoli di stato europei.
“Nei portafogli della maggior parte dei blocchi valutari manteniamo una duration neutrale. Fanno eccezione i titoli denominati in franchi svizzeri (che sono stati ulteriormente alleggeriti, ndr) e sterline britanniche”. Quanto al comparto degli high yield bond “è interessante in termini di valutazione e, alla luce della buona situazione complessiva dei bilanci societari, una recessione “morbida” dovrebbe avere come conseguenza soltanto un numero esiguo di insolvenze”.
Infine tra le valute le preferenze vanno ancora una volta alla corona norvegese, avvantaggiatasi di un nuovo rialzo del prezzo del petrolio. “Le finanze statali di questo paese sono inoltre estremamente solide” ricordano gli esperti, secondo cui infine dal sovrappeso della corona danese rispetto al franco svizzero “deriva tra l’altro per gli investitori un vantaggio in termini di tassi d’interesse”.


