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Tre candidati per il dopo-Emma

creato da Gianluca Anghinelli ultima modifica 30/09/2011 12:21

Appoggiati da Montezemolo-Della Valle, Fiat e Fininvest. Un direttore generale targato Eni?

Una poltrona per tre in Viale dell’Astronomia. Sempre di più la corsa per la presidenza di Confindustria assomiglia in parte al film di John Landis, perché ormai i candidati a prendere il posto di Emma Marcegaglia sono ben definiti e ciascuno può contare su punti di riferimento precisi nelle lobby politiche e nei salotti buoni della finanza nazionale. I tre candidati sono - in ordine rigorosamente alfabetico - Luigi Abete, Alberto Bombassei e Giorgio Squinzi.

Non corre più, invece, Gianfelice Rocca: l’esponente della ricca famiglia di imprenditori, che in Italia oltre all’ospedale Humanitas controlla la Dalmine ma che ha il cuore dell’impero suddiviso tra la holding lussemburghese Tenaris e le vaste proprietà industriali e agricole in Argentina, ha deciso di ritirarsi dalla partita. Rocca è un uomo non abituato ai conflitti e alle beghe della politica romana, e infilarsi nel dedalo delle relazioni dell’associazione degli industriali era una partita troppo impegnativa per lui.

E questo nonostante la sua candidatura fosse stata avanzata sulle colonne del Corriere della Sera proprio dall’attuale vice della Marcegaglia, Bombassei. Abete è in pole position, almeno alfabetica. L’imprenditore romano in Confindustria è di casa, visto che ne è già stato presidente. Ma soprattutto coltiva da sempre buoni rapporti con la politica, in forma rigorosamente bipartisan, contando a destra sull’appoggio dell’attuale ministro del welfare Maurizio Sacconi. La rete di Abete vede al centro due punti di riferimento dal peso rilevante: Luca Cordero di Montezemolo e Diego Della Valle.

Il primo è presidente della Ferrari dato perennemente in procinto, secondo ripetute indiscrezioni, di lanciarsi in politica. Il secondo, pur respinto sulla porta del consiglio d’amministrazione di Mediobanca, resta comunque un azionista importante di Piazzetta Cuccia e sta facendo la voce grossa in Rcs MediaGroup, dopo averla fatta in Assicurazioni Generali. Negli assetti di potere del Leone di Trieste è stato l’ariete di sfondamento, con il placet di Mediobanca, per defenestrare Cesare Geronzi dalla presidenza.

Bombassei è anch’egli un candidato autorevole. Ha supportato la presidenza della Marcegaglia offrendole una sponda importante nel mondo dell’industria meccanica, di cui l’imprenditore bergamasco è un protagonista di peso grazie alla quotata Brembo. Bombassei, peraltro, ha un anello di collegamento anche con i supporter di Abete, visto che tramite la cassaforte di famiglia Nuova Fourb partecipa con il 5% al capitale di Ntv, l’operatore ferroviario privato presieduto da Montezemolo che ne è socio di maggioranza relativa grazie a una joint venture proprio con Della Valle.

Nella sua corsa verso la poltrona più alta dell’associazione di Viale dell’Astronomia, Bombassei potrà contare su uno sponsor autorevole: la Fiat. È vero che il gruppo automotive presieduto da John Elkann e guidato da Sergio Marchionne è sempre più americano-centrico, ma le scelte del Lingotto restano comunque importanti per determinare gli assetti di Confindustria. Non a caso il patron di Brembo siede nel consiglio d’amministrazione di Fiat Industrial presieduto dallo stesso Marchionne e fa parte pure, come emanazione del board, del comitato per il controllo interno. Infine Squinzi. L’ex presidente di Federchimica con la sua Mapei è un imprenditore leader nel settore e guida un gruppo di successo che macina un fatturato di oltre 1,6 miliardi.

Nella sua corsa verso la successione alla Marcegaglia, che lo ha nominato nel comitato di presidenza, ha incassato un successo importante quando poche settimane fa è entrato nel consiglio superiore della Banca d’Italia per la sede di Milano, rappresentando gli interessi dell’imprenditoria lombarda nel massimo organismo di Via Nazionale.

Tuttavia, se la candidatura di Squinzi era fortissima fino a poco tempo fa, oggi le sue quotazioni sono date in calo. Perché? Pesa il fatto che a sostenere l’ex presidente di Federchimica sia la Fininvest di Silvio Berlusconi, visto che uno dei maggiori sponsor di Squinzi è Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset. La crisi del berlusconismo rischia di non far giocare al Biscione un ruolo determinante nella scelta del futuro vertice di Confindustria.

Chi invece avrà un peso quasi decisivo per il dopo-Marcegaglia sarà senz’altro l’Eni, visto che il gruppo guidato da Paolo Scaroni è uno fra i maggiori contribuenti di Confindustria. E a questo proposito, circola con insistenza negli ambienti romani un’indiscrezione che riferisce di un Abete ben disposto a concedere al gruppo petrolifero la carica di direttore generale dell’associazione, posizione di assoluta rilevanza nella geografia del potere confindustriale.

Qualcuno aveva subito pensato che Abete & C. avessero in mente l’amico Innocenzo Cipolletta per quel ruolo, ma evidentemente hanno capito che potrebbe essere sufficiente vincere senza bisogno di stravincere. Nasce da qui l’offerta a Scaroni di una direzione generale in Viale dell’Astronomia che indossi la maglia del cane a sei zampe. E in molti pensano che sarà un manager abile, romano e già con Scaroni all’Enel.

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Commenta Andrea Giacobini | 30 settembre 2011 12:21
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