interesse cinese per piazza cordusio?
UniCredit sfoglia la margherita: aumento o cessioni?
Ghizzoni: eventuali nuovi soci sono benvenuti ma non stiamo trattando con nessuno
Nuovi azionisti, magari cinesi? Con almeno due Fondazioni azioniste (Cassamarca e Banco di Sicilia) sul piede di guerre a causa del possibile nuovo aumento di capitale e nonostante le smentite di dissidi tra i soci di riferimento, Federico Ghizzoni, numero uno di UniCredit, apre all’ipotesi di un ingresso di nuovi investitori, pur smentendo di aver avviato trattative con alcuno. Sullo sfondo resta anche il problema del 7,5% in mano agli investitori libici, tuttora congelato e dunque destinato con molta probabilità a diluirsi in caso di un aumento di capitale che secondo le stime circolate in queste settimane sul mercato potrebbe oscillare tra i 3 e i 4 miliardi di euro.
Una cifra che per qualche socio come Fondazione Cariverona sembra essere il limite massimo di quanto sopportabile, ma che agli azionisti minori, già costretti in qualche caso (Cassamarca) a tagliare le erogazioni previste per il prossimo anno a causa dell’inaridirsi del flusso di dividendi dalle proprie partecipazioni, non sembrano in grado di affrontare. Tanto meno se, come vogliono le ultime indiscrezioni, la ricapitalizzazione dovesse spingersi ancora oltre, attorno ai 6 miliardi di euro. Alternative alla richiesta di nuovi mezzi agli azionisti potrebbero essere la cessione di qualche controllata come la polacca Pekao o la turca Yapi Kredi, ma Ghizzoni, dopo una prima smentita ufficiosa delle indiscrezioni relative, avrebbe ancora ieri ribadito in Cda di non volersi privare né dell’una né dell’altra visto che entrambe operano su mercati in forte crescita che Ghizzoni ben conosce avendo ricoperto per anni il ruolo di responsabile delle attività nel Centro Est Europa del gruppo di Piazza Cordusio.
Così agli investitori non resta che attendere novembre, quando dovrebbe venir presentato il nuovo piano industriale del gruppo: a quel punto si capirà chi e quanto dovrà metter mano al portafoglio o se la ridefinizione delle strategie porterà a considerare non più “core” e dunque incedibile qualche controllata o attività.


