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Risparmio & Famiglia

CROFI, l’industria è pronta. E sana

creato da Redattore Interno ultima modifica 10/03/2011 20:41

Manca poco all’entrata in vigore di Solvency II e la compagnie sono pronte ad affrontare...

di Marcella Persola

...quello che sarà uno degli ultimi studi di valutazione dell'impatto della nuova normativa per il settore assicurativo. Attualmente è infatti in fase di lancio il quinto studio d’impatto (QIS5), elaborato da CEIOPS, il comitato dei regulator del settore, che servirà per misurare i possibili effetti sul mercato assicurativo italiano ed europeo dei nuovi requisiti di capitale.
Ma servirà anche per capire di quali specificità nazionali occorra tener conto per poter gestire la complessità del sistema e del futuro disegno del regime di solvibilità. Le compagnie si sono già attrezzate e recentemente è anche nata, su stimolo di Ania, il CROFI (Chief Risk Officer Forum Italiano), costituito dai cro delle compagnie aderenti, che si è posta come obiettivo quello di sviluppare gli studi e diffondere la cultura di risk management all’interno del settore assicurativo. “Durante tutte le fasi di messa a punto della nuova normativa, dal QIS1 all’attuale QIS5 si è sempre più raffinato l’approccio” racconta Renzo G. Avesani, presidente di CROFI e responsabile cro di Unipol. “Si tratta di parametri diversi che oggi tengono conto di una rischiosità più alta”. Anche se secondo l’esperto queste simulazioni corrono il rischio di essere controproducenti. “Il Regulator ha interpretato l'impatto della crisi in maniera estrema, dal mio punto di vista, portando ad un appesantimento dei requisiti di capitale, per ciascun rischio, senza tenere conto dell’effetto globale”. Un’idea condivisa dall’industria assicurativa che ritiene i nuovi requisiti del QIS5 eccessivi. Anche se sembra prematuro parlarne, la strada in realtà è ancora lunga.
“Si tratta pur sempre di uno studio preparatorio, la normativa non entrerà in vigore prima del 2013 ma intanto si possono creare aspettative distorte sul mercato”. Per l’esperto è necessario ritarare i modelli, ripartire e ripensare agli impatti complessivi perché l’industria assicurativa, così come più volte già ribadito anche dall’authority ISVAP, è sana. “Le imprese non sono state impattate negativamente dalla crisi. AIG è fallita non per il business assicurativo ma per quello bancario”.

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