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Risparmio & Famiglia

Adesso i clienti del private preferiscono l’autodisciplina

creato da grafici ultima modifica 14/07/2011 16:58

Per Barclays Wealth, il 41% della clientela sente il bisogno di una razionalità nei comportamenti finanziari

Il 41% dei clienti del private banking sente la necessità di una maggiore razionalità nei comportamenti finanziari, la percentuale sale al 45% tra coloro che dispongono di un patrimonio superiore ai 10 milioni di sterline. I risultati ottenuti fanno parte di uno studio condotto da Barclays Wealth su oltre 2.000 clienti a livello internazionale, presentato al Fund Forum International di Monaco. “Questo rapporto è l’analisi più completa mai condotta sui dati finanziari di investitori di fascia alta in Francia e nel Principato di Monaco, ed è in grado di fornire una panoramica del loro comportamento”, queste le parole di Francesco Grosoli, CEO di Barclays Wealth Monaco. “In termini di disciplina finanziaria vi è poca voglia di controllare il rischio, un elemento che rappresenta una sfida interessante per il settore della gestione patrimoniale. Sarà essenziale condurre ulteriori ricerche per aiutare i nostri clienti a capire le loro personalità ed i benefici finanziari derivanti dall’utilizzo di strategie di investimento”, conclude Grosoli. A livello globale gli intervistati della regione Asia-Pacifico sono coloro che desiderano essere più rigorosi nel proprio comportamento finanziario, in particolare a Taiwan e Hong Kong. Al contrario, gli investitori dei mercati sviluppati mostrano comportamenti meno attenti, in primo luogo in Spagna, Australia e Stati Uniti. Greg Davies, responsabile della finanza comportamentale presso Barclays Wealth, spiega come “molti saranno sorpresi che i ricchi vogliano migliorare la propria condotta finanziaria, tuttavia non dobbiamo dimenticare che più i patrimoni da gestire diventano importanti e più le decisioni finanziarie sono complesse. L’aspetto principale che gli investitori dovrebbero prendere in considerazione è l’integrazione delle singole decisioni all’interno di una strategia di investimento globale e sopratutto che le azioni intraprese siano coerenti con le loro esigenze personali”. Il rapporto prende in esame tre tratti della personalità degli investitori quali la tolleranza al rischio, la serenità ed il rapporto tra gestione del successo e prevenzione di eventi negativi. Un terzo degli intervistati (32%) ha dichiarato di ritenere fondamentale l’attività di operatività a breve termine per ottenere alti profitti, ma quasi la metà di questi (46%) pensano che siano le proprie emozioni a costringerli ad eseguire un’intensa negoziazione sui mercati. I soggetti più suscettibili a cadere in questa casistica sono quelli poco sereni, che possiedono un’alta tolleranza al rischio e risultano fortemente orientati verso la prevenzione di eventi negativi. L’analisi mostra che gli investitori fanno un maggior ricorso a regole, in particolar modo a periodi di riflessione (91%) e fissazione di termini con limiti di scadenza (90%), nel prendere le decisioni finanziarie (89%), piuttosto di quanto accade per le scelte della vita quotidiana (72%). Delegare a terzi (72%) e limitare le opzioni (64%) sono le regole meno popolari, benché il fatto di possedere un patrimonio ereditato e un livello di ricchezza in aumento, accrescono la probabilità di fare affidamento a terzi e quindi di delegare ad altri le decisioni in ambito finanziario. Per evitare di cadere nell’errore di acquistare sui massimi e vendere sui minimi, Davies osserva come sia necessario “rinunciare a qualcosa, come ad esempio alla nostra capacità di rispondere rapidamente ai movimenti di mercato, oppure sacrificare alcuni dei risultati che sarebbero offerti da un ipotetico portafoglio pienamente razionale, per avere a disposizione un portafoglio con il quale le nostre emozioni siano in accordo nel breve periodo”. Il rapporto mostra che il desiderio di una migliore disciplina finanziaria diminuisce con l’età. L’invecchiamento è anche associato ad una riduzione di stress e ad un aumento della soddisfazione finanziaria. I giovani sembrano avere l’abitudine di evitare deliberatamente le informazioni relative al mercato o ai risultati del loro portafoglio, questo è il caso dell’82% delle persone di età inferiore ai 45 anni, rispetto al 68% di coloro che superano i 65 anni.



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Commenta Biagio Campo | 18 luglio 2011 11:00
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