Risparmio & Famiglia
Conto deposito, il "prodotto rifugio" preferito dagli italiani?
Secondo uno studio dell'osservatorio Supermoney, piace a sempre più risparmiatori in tutta la Penisola. Colpa dell'incertezza sui mercati
I conti deposito sono il nuovo “prodotto rifugio”. Lo segnala uno studio recente dell’osservatorio del portale SuperMoney. "Dopo essersi affermati tra i redditi alti al nord", si legge nella nota dell'osservatorio diffusa qualche giorno fa, "da alcuni mesi i conti deposito hanno fatto breccia anche al centro-sud e tra i redditi meno elevati. L’investimento iniziale è sceso a 8.500 euro e la durata del vincolo sta rapidamente diminuendo (ormai si attesta sotto i dodici mesi): l’incertezza sui mercati e la poca fiducia nelle banche spingono le persone a non impegnarsi nel lungo termine, anche a fronte di rendimenti più alti. E si afferma il pensionato Internet-oriented”.
L’osservatorio SuperMoney - sito web specializzato nel confronto di assicurazioni, prodotti e servizi bancari, tariffe energetiche e telefoniche - ha fatto il punto sull’evoluzione dei prodotti di risparmio nel mercato italiano analizzando i più recenti trend di mercato e il comportamento dei propri clienti negli ultimi sei mesi. “I dati sono in realtà in linea con un processo ormai consolidato", commenta Andrea Manfredi, amministratore delegato di SuperMoney. "Il conto deposito è diventato un vero prodotto retail per chi vuole far fruttare piccole somme, sentendosi libero di cambiare destinazione al proprio denaro in modo flessibile. E nelle ultime settimane sono tornati sulla scena anche i clienti con maggiori disponibilità che parcheggiano la liquidità sui conti deposito in attesa di capire che direzione prenderanno i mercati finanziari e i tassi di rendimento”.
Quasi la metà delle richieste di apertura provengono da chi dichiara un reddito medio-basso. Il sud Italia traina la crescita, con più della metà delle nuove richieste di apertura. L’importo medio del primo deposito è pari a circa 8.500 euro, con il 75% dei richiedenti che predilige un vincolo non superiore a dodici mesi. “Ma questi dati vanno mediati con due fattori importanti", spiega Manfredi. "Nessuno dichiara in un form web o al telefono il proprio reddito reale: è probabile che il dato in nostro possesso sia sottostimato. Inoltre gli istituti bancari hanno ampliato molto la propria offerta negli ultimi mesi, associando un conto deposito a molti conti correnti già presenti nella gamma di offerta: questo ha sicuramente generato un effetto traino”.
L’altro dato interessante è costituito dal tipo di utente che ricerca un conto deposito. La maggioranza di quelli che vogliono aprire un conto deposito ha una posizione lavorativa stabile e un reddito mensile certo: l’80 per cento delle richieste arriva infatti da persone con un contratto a tempo indeterminato e da lavoratori autonomi. In particolare, il 62 per cento di coloro che desiderano aprire un conto deposito ha un contratto a tempo indeterminato. Seguono i lavoratori autonomi con il 18 per cento delle richieste, i lavoratori con contratto a tempo determinato con il 10 per cento, i pensionati con il 5 per cento, le casalinghe e i disoccupati con il 4 per cento e gli studenti con l’1 per cento.
"Questa tendenza", conclude l'osservatorio, "è destinato ad aumentare da settembre per due motivi". Uno: l'incertezza sul fronte titoli di Stato italiani. Due: "le banche italiane continuano ad avere bisogno di liquidità e, non potendola raccogliere sul mercato a tassi convenienti, miglioreranno ancora l’offerta sui conti deposito, alzando i tassi offerti ai nuovi clienti e ravvivando ulteriormente il mercato".


