Risparmio & Famiglia
Borghi (Università Bocconi): “Il variabile rimane più efficiente. Ma solo per famiglia con copertura”
Il chiodo fisso del residenziale
Se le banche riaprono i rubinetti le trattative tra domanda e offerta possono ripartire
È la classica domanda da un milione di dollari, che in molti - tra coloro che si affacciano al mercato immobiliare residenziale - si stanno ponendo soprattutto in un periodo difficile come questo: mutuo a tasso fisso o a tasso variabile? “Dipende”, è la risposta a SOLDI di Armando Borghi, docente di Finanza Aziendale e Immobiliare presso la Sda Bocconi di Milano. A fare la differenza è infatti la capacità di spesa delle famiglie. “Il variabile è più efficiente, ma solo se le famiglie non hanno problemi di copertura. Storicamente i tassi non sono mai stati così bassi, ed è impossibile pensare che restino a questi livelli. Un aumento del costo del denaro è sicuro al 100%, su questo non abbiamo dubbi. Per cui il variabile è sconsigliato se già adesso si riesce a coprire di poco la rata. Si avrebbero problemi”. La parola d’ordine è prudenza, dunque, visto che “il fisso è molto più alto, e incorpora già il futuro rialzo”. Un messaggio inequivocabile che l’economia è in ripresa. “La drammatica crisi dei mercati aveva indotto le banche centrali ad abbattere i tassi per stimolare le imprese. Tuttavia i segnali che provengono dal Gdp americano sono incoraggianti, e in Europa la Germania è già ripartita. E così si è cominciato a rialzarli. Con un po’ di ottimismo, che è il motore della crescita, ripartiremo anche noi”. A conferma di questa interpretazione sono i dati diffusi la scorsa settimana dall’Osservatorio di Bankitalia, che indica che il tasso medio taeg di dicembre (che tiene conto sia dei mutui a tasso fisso che variabile, ed è comprensivo dei costi di perizia e commissioni) si è attestato al 3,18% (dal 3,09% precedente), tasso che rappresenta il top dal settembre 2009. A ripartire a breve dovrebbe essere anche il mercato immobiliare residenziale, che secondo Borghi, “più che essere sceso, si è ingessato. Si sono fermati i valori”. Con la chiusura dei rubinetti da parte delle banche, compratori e venditori sono rimasti al palo, attaccati alle loro posizioni. “I venditori avevano già ridimensionato le loro aspettative. Però se fino ad ora la domanda era di 100 e l’offerta si fermava a 70, la trattativa non si apriva neanche. La ripresa dell’economia dovrebbe invece favorire l’allargamento dei cordoni della borsa da parte degli istituti di credito. E così se i venditori dovessero chiedere 100, con uno sconto fisiologico del 5-7% e un avvicinamento da parte del compratore, la trattativa potrebbe chiudersi a 85. La direzione potrebbe essere questa”.


