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Risparmio & Famiglia

Eppure c’è chi dice: io compro

creato da Gianluca Anghinelli ultima modifica 21/09/2011 10:57

Sono i clienti con una liquidità superiore ai 100mila euro: preferiscono la casa ai Bot

Lo certifica anche l’ufficio studi di Ubh: nel primo semestre del 2011, le compravendite di abitazioni sono scese rispetto allo stesso periodo del 2010. E il calo, secondo le stime, si colloca tra il 7% e il 10%. Restano elevate le difficoltà a comprare e a vendere. Diversi i motivi. Innanzitutto, l’attenzione delle banche a erogare crediti entro e non oltre una certa soglia, ossia l’80% al massimo. C’è poi da tenere presente, spiegano sempre dall’ufficio studi, la scarsa fiducia sul futuro date le condizioni di forte instabilità politica ed economica. Pesa, inoltre, la capacità reddituale stagnante e con poche prospettive a breve di crescita. In ultimo, i prezzi delle abitazioni non si sono abbassati a sufficienza rispetto alla contrazione del potere d’acquisto. E qui, il primo paradosso.

Tutti questi fattori, sostiene infatti l’ufficio studi, da una parte determinano una flessione degli scambi e una domanda poco vivace, mentre dall’altra stanno spingendo verso l’acquisto di un immobile. Questo vale in particolare per le famiglie che hanno patrimonializzato in passato e che oggi, con la crisi che morde, vedono il loro patrimonio erodersi sempre di più. La tassazione sui capital gain, la maggiorazione sull’imposta di bollo e i crolli della Borsa inducono le famiglie a ragionare su dove indirizzare i propri risparmi. Conviene di più comprare 30mila euro di Bot o Cct o prendersi un box auto nella zona semicentrale o centrale di un comune capoluogo - non Milano o Roma, dove il budget deve essere maggiore - che assicura dai 70 ai 130 euro al mese netti, rispetto ai 99 lordi dei Bot oggi (rendimento annuo lordo 3,96%)?

L’investimento immobiliare, insomma, può risultare più remunerativo di quello mobiliare, con la tassazione sugli immobili che nella versione più recente della manovra - salvo ulteriori modifiche - è rimasta fuori, quando invece titoli e azioni hanno subito una forte restrizione fiscale. Riflessioni, queste, che tagliano fuori chi non ha un patrimonio liquido di dimensioni medio-grandi. Sono infatti i clienti “prime”, o comunque coloro che hanno una liquidità superiore ai 100mila euro, a essere attratti dall’alternativa immobiliare. Non è un caso, conclude l’ufficio studi di Ubh, che i consulenti specializzati in attività di “family office” - con il compito cioè di consigliare come investire, gestire e valorizzare il patrimonio immobiliare - stiano spuntando come funghi.

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