Risparmio & Famiglia
La mazzata dell'Ici
Le prospettive dopo il ritorno della tassa sulla prima casa
Una scelta, quella del governo Monti, che “deprime le prospettive di crescita del settore”. A dirlo è Leo Civelli, amministratore delegato di Reag-Real estate advisory group, gruppo di consulenza nell’immobiliare. Dal suo osservatorio, Civelli critica il reinserimento della tassa sulla prima casa e la rivalutazione degli estimi catastali, i cui valori aumenteranno del 60%. L’esecutivo ha optato per “una soluzione troppo semplice, ci aspettavamo qualcosa di più”. Tradotto: non solo più tasse, ma anche un deciso taglio dei costi. “Il risultato di questa scelta”, commenta Civelli, “sarà una presa di distanza dei potenziali acquirenti dal progetto di acquistare case successive alla prima per uso o per investimento. Prendiamo il caso”, continua l’a.d. di Reag, “di una persona che voglia comprare un immobile per poi metterlo a reddito, per esempio affittandolo agli studenti. Con il nuovo balzello, la redditività dell’immobile si abbassa”. Discorso analogo vale per le località turistiche, anche se queste manterranno una redditività più alta. Nel complesso, “la misura del governo allontana la ripresa e ingessa il mercato immobiliare”, che ci metterà almeno due anni a ripartire. Tempo, insomma, che le banche smaltiscano il credit crunch e che i contribuenti digeriscano le nuove tasse. Per non parlare degli investitori stranieri, che già da qualche mese latitavano. Adesso, forse, avranno un motivo in più per non farsi vedere. “Molto, comunque, dipende da quanto di questa manovra tornerà in circolo nell’economia reale, a sostegno dell’occupazione”, conclude Civelli. “Con le infrastrutture si intravede già qualcosa. Valuteremo”. Per il mercato immobiliare si profila un quadro, come si dice in questi casi, a tinte fosche.


