Risparmio & Famiglia
Riprendono a crescere gli investimenti nell'immobiliare
Secondo un rapporto messo a punto da Nomisma, gli investimenti per il 2010 in Europa dovrebbero attestarsi intorno ai 100-110 miliardi di euro a fronte dei 73 del 2009.
Ripartono gli investimenti immobiliari in Europa, sulla spinta di un miglioramento della fiducia degli investitori nei confronti del comparto, ma per i rendimenti i segnali dalla prima metà dell'anno indicano un andamento ancora riflessivo, dopo le difficoltà del 2009.
È quanto emerge dal rapporto Nomisma che prevede per il 2010 investimenti nel real estate per 100-110 miliardi di euro a fronte dei 73 miliardi del 2009, dopo che il primo trimestre ha raggiunto quota 19,1 miliardi (+65% sulle stesso periodo del 2009) e le prime stime sul secondo trimestre indicano un incremento a 23 miliardi (+15% sul primo e +80% su 12 mesi prima).
Sul fronte della redditività il comparto intanto archivia il 2009 con il segno meno: a livello globale il total return è pari a -7,3% in valuta locale, imputabile alla flessione in conto capitale (-12,8%), non pienamente assorbita dall'income return (6,2%). Mentre l'Eurozona ha portato un risultato sostanzialmente neutro (+0,2% derivante da un income return del 5,6% e da un capital growth di -5,1%) e il resto dell'Europa ha dato un contributo positivo, il dato negativo dell'anno è imputabile in particolare a Usa e Giappone.
L'Italia, ha fatto peggio della media europea rendendo un esiguo 0,8% (5,7% income return e -4,6% capital growth). A livello pan-europeo peraltro la variabilità della performance è stata molto ampia, oscillando tra il total return superiore a +5% in Svizzera e il -20% abbondante dell'Irlanda. Sul fronte degli uffici, prevale la stabilizzazione. L'indicatore medio europeo del canone “prime” è cresciuto di circa un punto percentuale nei primo trimestre 2010 rispetto a fine 2009. È la prima variazione positiva dal 2008, ma il livello degli affitti è ancora inferiore del 5% a un anno fa e il tasso di vacancy continua a crescere (è circa del 10% in media), anche se a tassi incrementali in decelerazione.


