Il liquidatore di Alitalia punta a ottenere buoni compensi
Augusto Fantozzi, commissario in Alitalia, precisa di aver ricevuto, finora, solo due “acconti” da tre milioni di euro ciascuno per l’attività svolta
Ho alle spalle una certa esperienza di gestioni commissariali. A suo tempo, assieme agli amici Agostino Gambino e Giorgio Cigliana ho affrontato quella che a oggi resta il più importante concordato d’Europa: la Federconsorzi. Per un anno abbiamo lavorato per inseguire i vari filoni di una matassa assai complicata e con problemi tecnico-giuridici importanti da risolvere. Era, infatti, una Cooperativa partecipata dai Consorzi provinciali, che erano allo stesso tempo fruitori dei servizi erogati dalla Federconsorzi. Dopo molte incertezze abbiamo scelto la via del concordato giudiziale con cessione dei beni. Poi, quando il dossier ha assunto i caratteri di una normale attività liquidatoria, cioè si trattava di vendere gli assets, abbiamo ceduto il passo ad altri professionisti “liquidatori”. Non ricordo il compenso che, tutti assieme, abbiamo percepito: siamo però nell’ordine dei 500 milioni di allora. Una bella somma (da dividersi in tre), ma che impallidisce di fronte alle cifre riferite dai giornali per Augusto Fantozzi, commissario in Alitalia, che precisa di aver ricevuto, finora, solo due “acconti” da tre milioni di euro ciascuno per l’attività svolta. È il caso di tornare sull’incredibile vicenda del commissario dott. Augusto Fantozzi. Primo perché, il risanamento dell’Alitalia si è ridotto, a un progressivo impoverimento dell’azienda che prima o poi non potrà che approdare presso Air France. Dopo aver consumato, però, una bella somma a carico dei contribuenti, mentre i nuovi azionisti che sono intervenuti per salvare l’italianità della compagnia aerea, da quel che sembra, dispongono tutti di una way out garantita da Banca Intesa, che come sempre è generosa con i grandi e “severa” con i piccoli. La continua ricerca di scorciatoie, sotto il ricatto delle forze politiche e sindacali, ha portato all’ennesimo disastro annunciato. In questa cornice trova giusto risalto l’esperienza del commissario Fantozzi, commercialista di grido ed ex ministro. Mi domando come sia possibile che uno come lui, che di carte se ne intende non poco, sia riuscito a non trovare nell’Alitalia elementi da portare in Tribunale per un’azione di responsabilità verso i diversi manager del passato che hanno lavorato per dar vita a questo colossale sperpero. Possibile che non ci sia un elemento che avvalori la necessità di un’inchiesta della magistratura? Forse, però, il commissario Fantozzi è stato troppo impegnato. Lui non doveva far altro che metter ordine tra i creditori, rivendicare i crediti della compagnia (caso mai ve ne fossero) e vendere mobili e quadri della sede. E gli aerei. Dopo anni di lavoro, invece, scopriamo che lui sta “ancora gestendo la vendita degli immobili della compagnia tra Roma Fiumicino, Buenos Aires, San Paulo e Milano”, valore stimato 90 miliardi. Ora, che sembra che la Finanziaria abbia deciso di affiancargli a parità di “compensi” due altri professionisti probabilmente per sveltire la procedura, Fantozzi si offende e se ne va, forse per aver subito una manifestazione di sfiducia nei suoi confronti!


