Nessuno vuol rischiare la liquidità
Che le agenzie di rating ormai siano screditate se ne sono accorti tutti, comprese le Borse che..
Non ci si può proprio più fidare di nessuno. Che le agenzie di rating ormai siano screditate se ne sono accorti tutti, comprese le Borse che hanno smesso di avere paura. Al downgrading distribuito su mezza Europa da Standard & Poor’s la sera di venerdì 13 gennaio, i mercati alla riapertura di lunedì 16 hanno risposto come Rhett Butler a Rossella O’Hara in Via col vento: “Francamente, me ne infischio”. E si sono fatti i loro bei rialzi di inizio settimana.
Ma a questo punto cominciano a scricchiolare anche le certezze degli analisti, visti i dati economici della Cina per il quarto trimestre del 2011: da tempo si dice che le economie emergenti, con quella cinese in testa, si stanno sgonfiando e che i famosi Bric cresceranno meno di quanto si crede. E invece dalla Cina è arrivato il primo contrordine.
L’economia dell’ex impero celeste è cresciuta più delle attese, ossia dell’8,9% contro le stime che la vedevano all’8,7%. Decimali? Altro che decimali quando si parla di una delle prime tre economie mondiali. Altre conferme arrivano dall’India, dove la Borsa dall’inizio dell’anno è già cresciuta quasi del 10% con un’inflazione ai minimi dagli ultimi due anni. Se si guarda invece la zona euro, il panorama cambia completamente: si sente puzza di cadavere, come si direbbe in un film di Al Pacino. Websim fa una felice ed efficace sintesi della situazione: “Lo scenario di fondo ha raggiunto livelli di stress senza precedenti sui timori di fallimento della zona euro.
La ricerca spasmodica di protezione dalla crisi dell’area euro ha spinto i rendimenti di molti governativi “sicuri” sotto lo zero. Fino a scadenze a due anni ci sono rendimenti tra lo 0% e lo 0,3% in Svizzera, Danimarca, Giappone, Germania, Olanda e Finlandia. In Gran Bretagna, con un’inflazione che tende al 5%, il rendimento del Gilt a due anni è allo 0,38% ed era allo 0,29% a fine 2011. Liquidità ce n’è in abbondanza, il problema è che rifugge da ogni rischio e così alla lunga spesso si sbaglia”. Intanto Mario Monti sta prendendosi la scena europea: si permette persino di mettere alle strette Angela Merkel chiedendo alla Germania e ad altri Paesi creditori di fare di più per aiutare l’Italia ad abbassare i costi di finanziamento sul mercato, avvertendo che ci sarebbe una “potente reazione” tra gli elettori della periferia in difficoltà dell’eurozona se ciò non avvenisse. In sostanza, il tecnico fa sempre più il politico, forte anche dell’accordo a tre Alfano-Bersani- Casini, che stanno cementando un’alleanza politica di governo. Anche se non si può dire.


