Mettersi al riparo dalla volatilità
Ci sono opportunità interessanti nel settore pharma, ma anche tra i corporate bond
La perdita dell’indice Ftse Mib dal 18 maggio 2007, quando sui cieli di Piazza Affari si palesò la prima nuvola della crisi dei subprime (chi si ricorda ancora di Bear Stearns?), è nell’ordine del 63 per cento. Per ritrovare una frana di proporzioni paragonabili bisogna tornare alla terribile crisi del ‘29. Allora, a Wall Street, tra il 3 settembre di quell’anno e l’8 luglio del 1932 andò in fumo l’89% dell’indice Dow Jones. Non siamo poi così lontani dal record assoluto, insomma.
Circostanza che può consigliare ai soliti, inguaribili ottimisti l’idea che “è venuto il momento di comprare”. Consiglio che non è il caso di sottoscrivere, se si guarda alla situazione ad altissima volatilità che caratterizza i listini azionari. A partire da Piazza Affari, dove in questa settimana ventitre società annunciano i conti trimestrali. E tra queste ci sono le tre banche che hanno battuto nelle ultime settimane il record della rischiosità: Intesa Sanpaolo (volatilità media del 128% nelle ultime dieci sedute), Mps (89%) e Mediolanum (83%). Di fronte a scossoni così violenti, la prima regola da rispettare è evitare il panic selling.
Occhio alla salute
Ma di fronte a questi numeri, si fa anche fatica a suggerire a un investitore, seppure ardito, di imbarcarsi in un’avventura azionaria se non con moderazione e un occhio di riguardo verso i settori ciclici. Una buona opportunità, a giudicare dagli indici settoriali, può essere rappresentata dai titoli della salute. L’indice Stoxx Health Care europeo è poco sopra la parità rispetto a gennaio, mentre l’analogo Nyse Healthcare è sopra del 3 per cento. Esistono in Piazza Affari tre Etf (uno di Db, un altro di Lyxor, il terzo di Spdb) e due certificati Imi trattati al Sedex, di cui uno in scadenza a brevissimo termine, per puntare sul comparto.
Per chi vuol scegliere un singolo titolo, il tris con i fondamentali più solidi potrebbe essere: Sanofi Aventis, che con un rapporto prezzo/utile contenuto, pari a 7,5 volte, promette una cedola che a questi prezzi sfiora il 5 per cento; la svizzera Novartis, per chi spera in un ritrovato appeal del franco, con un p/u vicino a 10 e un dividendo del 4,5 per cento; oppure, per chi preferisce l’approdo a Wall Street, Ely Lilly (p/u 8,6 volte, dividend yield del 5,2 per cento).
Corporate difensivi
È impressione diffusa che, soprattutto sulle scadenze più brevi, il debito Italia sia stato sacrificato oltre misura. Ma la turbolenza, più politica che finanziaria, attorno al Bel Paese, consiglia prudenza: in una fase così agitata, è cosa saggia evitare un’esposizione eccessiva sul debito sovrano. Meglio puntare sulle obbligazioni corporate, magari con un occhio di riguardo verso gli emittenti di Paesi a tripla A. Anche in questo caso, la prudenza consiglia di concentrarsi sui settori più difensivi, con qualche eccezione. Merita attenzione il corporate Bmw scadenza 2016, che abbina la forza del made in Germany a un ottimo stato di salute aziendale (grazie alla Cina, ma non solo) ma offre un rendimento effettivo pari al 2,16%. Ancor più interessante France Télécom, scadenza 2017 (quotazione 110, rendimento effettivo 2,63 per cento), forse la tlc più aggressiva tra gli ex incumbent. Meglio evitare il rischio Italia. Chi non vuol tradire il tricolore, però, può rivolgersi all’Eni, scadenza 2016 (quotazione 107,5 e rendimento 3,06%).
Btp-i titolo in saldo
Il gran trambusto sul mercato dei titoli di Stato ha provocato scompensi che possono favorire gli arbitraggi. In questi mesi, infatti, molti investitori istituzionali sono stati costretti a vendite forzate (basti pensare all’effetto della retrocessione del rating per il debito italiano) cosa che ha portato a prezzi forzati verso il basso. A favore dei Btp-i o delle altre emissioni europee “inflativo linked”, che incorporano l’aumento dei prezzi dall’emissione fino alla data d’acquisto. Per questo motivo, un Btp-i emesso qualche anno fa incorpora l’indicatore aggiornato mensilmente, detto “index ratio”, che cumula l’incremento dell’inflazione europea. Ma Btp-i e Btp normali hanno attualmente prezzi in linea, cosa che sarebbe giustificata con un tasso di inflazione pari o inferiore all’1% (contro l’attuale 3,8%). Il guadagno, insomma, sembra assicurato.
Cash is king
Di questi tempi, la liquidità ha un grande valore. E le banche sono pronte a pagare un alto prezzo pur assicurarsi il cash. E così si spiega la corsa delle offerte delle banche. Dal 4 novembre, per esempio, Banca Ifis, pioniera dei conti deposito, riconosce interessi maggiorati sui nuovi depositi con l’opzione interessi anticipati su Rendimax con incrementi su tutte le scadenze da uno a 24 mesi fino al 30%. Ma l’offerta, in generale, è ormai amplissima. Come scegliere? Innanzitutto, va valutata la solidità della banca (vedasi il corrispondente cds), la possibilità e il costo dello svincolo, la durata del vincolo e la data del pagamento degli interessi, l’importo minimo e l’eventuale importo massimo del deposito, l’obbligo di avere un conto d’appoggio presso la stessa banca, l’ammontare dell’imposta, che dal 31 dicembre scenderà dal 27 al 20%. Non fatevi abbagliare dalla “generosità” di certi doni, tipo l’abbuono dell’imposta di bollo: per questo tipo di conto, l’importo previsto dalla legge è di 1,81 euro. Praticamente, è meglio se vi offrono un cappuccino e una brioche.


